Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
25 settembre 2018

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Zig Zag

30.03.2014

La villa dei capolavori

In alto la villa e l'atrio.Qui una tela di Campigli, Scalinata Trinità, 1954
In alto la villa e l'atrio.Qui una tela di Campigli, Scalinata Trinità, 1954

A sud di Parma in località Mamiano di Traversetolo, nelle terre che furono riserva di caccia dei Farnese, a metà della linea immaginaria che collega il castello di Montechiarugolo con quello di Torrechiara, si erge la villa Magnani Rocca, sede dell'omonima fondazione artistica. Il bel palazzo spicca sui dodici ettari di parco romantico, tra alberi imponenti e spazi erbosi dove è piacevole intrattenersi dopo la visita a quella che è chiamata “La Villa dei Capolavori”.
L'edificio nacque come casino di caccia nel 1632 e solo dopo l'acquisizione da parte dei conti Paolucci nel 1820 fu trasformato in palazzo di villeggiatura, l'aspetto attuale lo assunse ai primi del '900 con l'intervento dell'architetto milanese Antonio Citterio. Nel 1941 l'imprenditore Giuseppe Magnani acquistò la villa dai conti Zileri Dal Verme e l'abitò con la moglie Eugenia Rocca e il figlio Luigi al quale, musicologo, storico dell'arte, e professore universitario, si deve la ricca collezione conservata in casa che si colloca lungo sei secoli d'arte, dal Trecento al Novecento.
STILE IMPERO. Un'atmosfera aristocratica pervade le stanze, soprattutto quelle del primo piano dove l'arredo stile impero con mobili intarsiati, laccati e dorati concorre a ricreare una certa solennità, rimarcata dalla marmorea “Tersicore” di Antonio Canova, l'ultimo acquisto di Luigi Magnani pochi mesi prima della morte nel 1984. Nell'atrio, decorato in barocchetto lombardo, troneggia un'immensa coppa in malachite verde sorretta da tre sfingi alate opera del famoso bronzista parigino Philippe Thomire, dono dello Zar Alessandro I a Napoleone, acquistata presso un marchese romano che la usava impropriamente come porta-giacche
Dipinti importanti si ammirano alle pareti: l'enorme ritratto a cavallo di Giovanni Paolo Balbi eseguito nel 1627 da Van Dyck, un trittico del 1372 di scuola fiorentina, una “Madonna col Bambino” di Albrech Dürer, avuta dopo una lunga trattativa con le monache di Bagnacavallo e dello stesso pittore alcune incisioni a bulino tra le quali la conosciutissima “Melencolia 1”. Nella sala del Goya, proveniente dal palazzo fiorentino dei Ruspoli, “La famiglia dell'infante don Luis “ del 1783 occupa quasi un'intera parete, mentre un'altra è oscurata dall'inquietante visione di “Gertrude, Amleto e il fantasma del padre di Amleto” eseguito nel 1793 da Henrich Füssli.
LA COLLEZIONE DEL NOVECENTO. Il secondo piano della casa-museo è dedicato all'arte moderna. In queste stanze vi soggiornarono Ungaretti, Argan, Burri, Morandi, De Pisis i quali lasciarono una loro opera in cambio dell'ospitalità. Luigi Magnani fu un grande amante e intenditore di musica classica e molto apprezzò la “Natura morta con pianoforte” dono di Guttuso. Grande amico di famiglia fu Giorgio Morandi del quale la Fondazione possiede una cinquantina di opere tra oli, acquerelli, disegni e incisioni. Non mancano gli artisti stranieri: Renoir, Monet, Cézanne, Braque, Hartung, de Stael che vanno tutti a comporre un'invidiabile pinacoteca. La dimensione domestica di questa “zona-notte” si recupera nei grandi armadi bianchi allineati lungo il corridoio centrale.
LE MOSTRE. La Fondazione Magnani Rocca fu istituita nel 1977 e aperta al pubblico come sede museale nel 1990; d'allora si sono succedute mostre antologiche di gradi artisti internazionali, alcune delle quali allestite per approfondire l'opera di pittori già presenti nella collezione privata come è stato per la personale di Morandi, Füssli, De Stael, Ligabue, De Pisis. La mostra in corso fino al prossimo 29 giugno è dedicata a Massimo Campigli, pseudonimo che maschera il vero nome Max Ihlenfeldt nato a Berlino il 4 luglio 1895 dalla ragazza madre Anna Paolina Ihlenfeldt che fingerà di essere sua zia e gli svelerà di essere sua madre solo nel 1910. Questa sua personalissima vicenda familiare influenzerà il suo ossessivo interesse per i soggetti femminili rappresentati come idoli, totem, divinità ieratiche inespressive o misteriose, relegate in una geometrica rigidità formale. Cinque le sezioni della mostra, più di ottanta le opere esposte tra le quali cinque mosaici e quattro grandi tele uscite dall'archivio Campigli e per la prima volta esposte insieme.
Informazioni www.magnanirocca.it

Cinzia Albertoni
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1