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Zig Zag

05.05.2017

L’ARSENALE
NELLA ROCCA
OSTERWITZ

Il primo portone per accedere alla Rocca di Hochosterwitz La fortezza austriaca inerpicata sul colle si raggiunge superando 14 porte tutte diverse
Il primo portone per accedere alla Rocca di Hochosterwitz La fortezza austriaca inerpicata sul colle si raggiunge superando 14 porte tutte diverse

La si scorge a chilometri di distanza. Grande, salda, turrita. La rocca di Hochosterwitz avvolge a spirale il suo colle roccioso e poi lo incorona, immagine fiabesca alla quale è difficile sottrarsi perché l'auto sembra magnetizzata e punta al castello.

L'Austria ha tante rocche ma l'unicità di presentarsi con 14 portoni da superare per entrarci e tutti diversi uno dall'altro, è la caratteristica di questo castello, il più interessante e visitato della Carinzia.

La Rocca di Hochosterwitz si trova a nord di Klagenfurt; dopo la sosta alla chiesa gotica di Maria Saal all'interno di una piccola corte fortificata dove stupisce l'ottagono a doppio loggiato del Tempio dei Pagani, si prosegue fino a St. Donat dove una deviazione indica la strada per la fortezza. Che il colle fosse abitato nella preistoria, lo confermano le scoperte di frammenti di brocche d'argilla datate al 1800 a.C.; al periodo romano risalgono filatoi, pesi per telai, fibbie di ferro. La prima documentazione che definisce "castrum" Osterwitz si trova in un registro feudale datato all'incirca al 1200; nel 1473, quando i Turchi oltrepassarono Klagenfurt, la rocca offrì protezione alla popolazione in fuga ma il gran coppiere Giorgio di Osterwitz, dopo aver lottato inutilmente a fianco dei carinziani, fu fatto prigioniero e morì in una galera turca nel 1476.

Il 5 ottobre 1509 l'imperatore Massimiliano I dette in pegno il castello a Matteo Lang, vescovo di Gurk, che nel 1544 affidò il progetto della sua ricostruzione all' italiano Domenico Dall'Allio, uno dei migliori architetti militari del tempo, il quale già da ragazzo si era trasferito con la famiglia dal lago di Como in Stiria. Un inventario dell'arsenale del 1669 dichiara che la fortezza era munita di 33 cannoni, 365 tra schioppi e morsetti, 106 lance, 135 alabarde, 102 picche, 67 corazze, 40 piccozze da lotta, più spade e quant'altro utile alla difesa, dalla lista si può dedurre che Osterwitz poteva armare circa 700 soldati.

LA SALITA. L'erto sentiero che sale al castello sgomenta un po' e la tentazione di prendere la funicolare per raggiungere il nucleo in alto è comprensibile, ma è meglio salire lentamente a piedi l'unica via d'accesso e guadagnarsi tutte le 14 porte, costruite su volere di Giorgio Khevenhüller che acquistò la rocca nel 1571 e i cui discendenti ne sono oggi i proprietari. Ogni porta ha il suo nome, la prima è chiamata "Fähnrichtor", la porta degli alfieri, per i due Lanzichenecchi affrescati ai lati sventolanti enormi bandiere a righe giallo e nere e bianco rosse, in mezzo sta il bassorilievo del Salvatore del 1580.La seconda "Wächtertor", la porta del guardiano, è addossata alla parete rocciosa e mostra feritoie quadrate dalle quali si poteva sparare solo di sbieco all'ingiù; la terza, "Nautor" è una semplice torretta che contribuiva alla difesa della quarta: la "Engelstor", torre degli angeli, ottimamente protetta davanti e dietro da burroni che si sorpassano su passerelle di legno, è l'unica ad avere un sotterraneo che fungeva da dispensa.

Il percorso entra ed esce dalle torri ferrigne, alcune con il portone ad arco altre architravato, sempre vi si trova un'insegna o un'immagine religiosa, la settima porta è sovrastata dal rilievo marmoreo del 1580 che ritrae il feudatario Giorgio Khevenhüller, l'ottava e la dodicesima si affacciano su baratri insuperabili senza l'aiuto del ponte levatoio. All'entrata del tredicesimo portone una diramazione sulla destra conduce alla cappella dedicata a San Nicolaus, all'interno si trova la tomba della famiglia Khevenhüller. Oltrepassata la quattordicesima torre difensiva si arriva finalmente al castello e si comprende perché fu costruito su questa altura strapiombante per 150 metri: da quassù si domina un paesaggio infinito, sembra di avere tutta la Carizia ai piedi.

IL CASTELLO. Le sale interne custodiscono la ben fornita armeria, alle pareti ritratti e dipinti illustrano le vicende storiche della rocca dove è ancora attiva la fucina della famiglia Schmidberger che per secoli ha forgiato le armi del castello e oggi restaura e riproduce quelle antiche. Entrarvi, sembra di partecipare a un film di cappa e spada, il fuoco è acceso e il fabbro è al lavoro, fabbro di fiducia del Vaticano il signor Johann Schmidberger, classe 1951, che con il figlio Georg continua la tradizione di famiglia e provvede ad armare la Guardia Svizzera Pontificia.

Attorno alla corte principale corre su due lati un portico ad arcate con loggiato superiore che infondono al cortile l'immagine di un chiostro. Qui, sulle panche e tavole del ristorante castellano, si può gustare la cucina carinziana: i knödel in brodo, gli spätzle al formaggio, i würste alla griglia, la cotoletta Wiener schnitzel con l'insalata di kartoffeln e l'immancabile apfelstrudel.

INFORMAZIONI. www.burg-hochosterwitz.com

Cinzia Albertoni
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