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26.10.2014

Il sentiero del castagno

In alto il castello sopra Chiusa e qui sopra il sentiero del castagno
In alto il castello sopra Chiusa e qui sopra il sentiero del castagno

Keschtnweg e Törggelen sono due parole d'ordine in queste settimane in Valle Isarco, l'Alto Adige che si affaccia già all'Austria. Keschtnweg è il Sentiero del castagno, Törggelen è la tradizione legata al vino novello. Si combinano insieme in questo dolce autunno - e fino alla fine di novembre - perchè i sentieri sopra la valle sono percorsi da centinia di appassionati del fogliame e di degustazioni.
Il Sentiero del castagno è lungo 60 km percorrbile da nord a sud (o in senso inverso), dall'Abbazia di Novacella sopra Bressanone fino all' altopiano del Renon e giù fino a Castel Roncolo verso Bolzano. Si può fare in 4 tappe di 15 km l'una, oppure in tre di 20 km, usufruendo dei treni regionali per tornare indietro (ce n'è uno ogni mezz'ora, stazioni utili a Bressanone, Chiusa, Ponte Gardena, Prato Isarco). Sul sito www.sentres.com si consigliano questi tratti :1) da Novacella fino a Velturno 5 ore; 2) da Velturno a Barbiano 5.45 ore; 3) da Barbiano a Leitach 5 ore; 4) da Leitach a Castel Roncolo, 5 ore.
Il sentiero corre in realtà all'interno di una fitta rete di segnavia sui pendii ovest della valle, i più soleggiati, ma per non sbagliare basta seguire sempre il cartello in legno con la scritta Keschtnweg accompagnata da una castagna. Si cammina agevolmente, tranne in alcuni tratti ripidi e stretti, tra prati e boschi in una atmosfera quasi irreale, con i rumori di fondovalle che ogni tanto risalgono fino all'altitudine media di 800-900 metri.
Il tratto più spettacolare è quello da Chiusa a Bressanone, quasi 16 km, da qui con altri 4-5 km si arriva a Novacella: la valle è molto ampia, lo sguardo è spesso rivolto alle vette dolomitiche che spuntano sul lato opposto dalla valle di Funes e dalla Valgardena. Si sale dalla piazza di Chiusa seguendo il lastricato in pietra della via crucis fino a Castel Branzoli e da qui al monastero di Sabiona, dove le monache condussero una fiera resistenza in tempi di guerra. Si scende e quindi si risale verso il borgo di Pradello e quindi si punta, incontrando un paio di masi e un paio di osterie all'aperto, verso Velturno: qui nell'area del castello è matematico nei fine settimana trovare il mercato dei prodotti tipici - dalle mele alle zucche - e i tavoli del Törggelen, dove gli abitanti (prima ancora che i turisti) celebrano la fine della vendemmia. La tradizione risalirebbe al fatto che ai contadini assaggiare il mosto nelle cantine umide non piaceva più e si spostarono nelle calde stube, con i vicini. Proprio il torchio è il simbolo del successo di un'annata agricola e da almeno due secoli ha preso piede l'usanza di camminare con gli amici e sostare nelle osterie per brevi spuntini. Oltre al pane nero e allo speck, è l'occasione per assaggiare la zuppa d'orzo, le noci, le caldarroste, i krapfen al papavero e al mirtillo rosso. La sera questi piatti sono offerti nelle affollatissime Buschenschänke.
Da Velturno il sentiero prosegue verso Tecelinga, incontrando altri masi e deliziose chiese, fino ad arrivare al colle di San Cirillo sopra Bressanone: da qui si può scendere verso la città o prodeguire in direzione di Varna verso l'abbazia agostiniana di Novacella, “cittadella” della cristianità fin dal 1140.

Nicoletta Martelletto
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