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22.06.2014

Il Grande Erg tunisino tra film e piatti berberi

Quasi una sorpresa: le montagne verdissime fuori Tunisi
Quasi una sorpresa: le montagne verdissime fuori Tunisi

Oltre Djerba-Hammamet-Monastir, c'è la Tunisia. C'è il Sahara. Da Tunisi a Douz, “la porta del deserto”, sono 550 chilometri verso sud, fra colori che virano dai verdi delle piantagioni di ulivi, viti e frumento agli ocra dei rilievi, dei terreni e delle strade, che vengono via via inghiottiti della sabbia. Lo stacco tra terra fertile e deserto è netto, al punto che, appena fuori dai palmeti di Douz, improvvisamente appare il nulla. La sabbia è biondo-oro a causa dei 5 mila metri quadrati di superficie del lago salato Chott El Jerid. Più a sud, invece, il fesh fesh, sabbia impalpabile come il talco, si fa più scuro, passando dal rosa all'arancione, per effetto della “corrasione”, l'erosione continua delle rocce da parte delle particelle solide trasportate dal vento. Come a Tembain, località del Grand Erg Orientale, il mare di sabbia che si estende dall'Algeria al sud della Tunisia, dove resiste ancora uno sperone roccioso. Da Douz sono circa 200 chilometri e vi si arriva in alcuni giorni a dorso di dromedario. Ma per chi non se la sente di mettere a dura prova la propria schiena, si può affidarsi ai tour operator (come www.horizonviaggi.it), che organizzano non solo escursioni nel Sahara in fuoristrada, ma anche gli accampamenti tendati per trascorrere notti in pieno deserto. E come per tutti i viaggi on the... sand, l'avventura e gli incontri sono assicurati: dalle tribù berbere che si spostano con greggi e dromedari alle lucertole giallo-oro chiamate “pesci del deserto” per la velocità con cui spariscono sotto la sabbia, dai ratti del deserto (più facile in realtà vederne le impronte al mattino) alle pimelie, piccoli, instancabili coleotteri che ricamano incantevoli tratteggi sulle dune.
Ma a lasciare stupefatti è lo spettacolo che offrono le alte dune del Grand Erg, all'alba e al tramonto, quando il sole, basso all'orizzonte, ne esalta la perfezione e la pulizia di forme e colori, mentre il vento le accarezza sollevando un velo di finissimi granelli.
Quando si fa buio, sotto un cielo stellato, si assiste alla preparazione dei cibi cotti nella sabbia tra le ceneri di un fuoco alimentato con sterpaglie: come il pane o la carne di agnello cucinata in anfore assieme a patate e legumi. In una tenda berbera, al lume di candela, vengono intanto servite l'harissa, salsa a base di peperoncino rosso, con tonno e olive nere; il brik a l'oeuf, crepe di pasta filo fritta nell'olio, con uovo intero fresco, patate bollite, capperi e prezzemolo; le dita di Fatima, involtini fritti ripieni di carne e formaggio; le corna di gazzella, involtini di noci e mandorle ricoperti di miele.
Attraverso panorami straordinari - da queste parti sono stati girati i film “Il paziente inglese” e, poco lontano, a Tataouine, c'è il set di “Star Wars” - la carovana porta all'oasi di Ksar Ghilane. Imperdibile il bagno caldo nella larga pozza d'acqua termale, dopo una breve escursione in dromedario o a bordo di un quad: si arriva fino all'antico forte romano di Tisavar, baluardo lungo il limes tripolitanum eretto per difendere l'estremo confine meridionale dalle tribù berbere del deserto. La storia di questo forte imperiale - trasformato dai berberi in uno ksar (villaggio fortificato) contro l'invasione araba, poi occupato dalla legione straniera francese e perfino dai tedeschi nella Seconda guerra mondiale - testimonia da sola l'appetibilità di una terra, che per la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo, è stata invasa da ogni dove: dai numidi ai fenici, dai romani agli arabi, dagli spagnoli ai turchi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Jenny Bassa
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