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Zig Zag

11.05.2014

Il '500 di roghi e pittori

Gli affreschi della Confraternita dei Battuti. Conegliano dal castello
Gli affreschi della Confraternita dei Battuti. Conegliano dal castello

Riccardo Perùcolo: chi era costui? Lo sanno, forse, i cultori d'arte del Cinquecento nel Veneto e, di certo, gli studiosi di storia ereticale nella Serenissima. Era depentòr, pittore, e uomo di testa e parole calde. Cadde nella tentazione del “luteranesimo” - peccato che prendeva dentro ogni interesse per ogni variante riformatrice della religione - e fu una prima volta graziato. Più tardi, ricascatoci (“relapso”), “fu per esempio de gl'altri abbrugiato publicamente in Conigliano”. C'è il suo nome nel titolo di un'interessante mostra - fino all'8 giugno - che può condurre i curiosi di arte e storia a visitare una città rimasta ai margini del turismo culturale fino al lancio di palazzo Sarcinelli, sede anche di questo appuntamento: “Un Cinquecento inquieto. Da Cima da Conegliano al rogo di Riccardo Perucolo”. La rassegna offre l'occasione di incontrare personaggi e opere di un tempo (la metà del XVI secolo) e di un luogo (una delle periferie della Repubblica di Venezia) particolarmente attivi e vivaci. Il giro di Conegliano fa scoprire le tracce della stratificazione culturale che ha preceduto la potente vocazione manifatturiera di una tra le capitali del Nord Est produttivo.
IL PALAZZO. Nelle sale dove restano affreschi del Perùcolo (sulla cui vicenda qualche parola in più nelle didascalie non sarebbe stata inutile…) la mostra racconta di personaggi e autori che furono di casa tra i colli pedemontani, tra Serravalle e Asolo, ispiratori di bellezze artistiche e letterarie. Oltre a Cima - la cui splendida pala della Madonna in Trono è il pezzo forte del vicino duomo - i nomi dei pittori più noti sono quelli del Pordenone, di Paris Bordone, Tiziano, Palma il Vecchio e di Albrecht Dürer, del quale sono esposte le xilografie del museo di Bassano.
Libri, lettere, medaglie e documenti parlano di monsignor Giovanni Della Casa, che non solo scrisse il celeberrimo “Galateo” ma fu nunzio papale a Venezia e organizzatore della Santa Inquisizione in terra veneta; di Pietro Bembo, letterato e uomo di mondo prima di essere cardinale, e dei suoi dialoghi sull'amore, “Gli Asolani”; delle letterariamente (e sentimentalmente) impegnate Elisabetta Querini e Gaspara Stampa, espressioni dell'estro rinascimentale al femminile; del conte Collaltino di Collalto da Susegana, più attratto dalle armi che dagli amori di Gaspara; del vescovo di Capo d'Istria Pier Paolo Vergerio, “eresiarca” in fuga verso la Svizzera dopo aver lasciato anche a Conegliano i segni della sua battaglia contro la Chiesa corrotta che ancora attendeva il concilio di Trento.
IL CASTELLO. Alto sul colle che guarda da una parte Conegliano industriale e dall'altra i vigneti del Prosecco, il castello e il suo piccolo museo riassumono la storia della città: da caposaldo dei vescovi di Belluno a zona d'influenza dei Trevigiani, da terra di conquista per Scaligeri, Ezzelini e Carraresi padovani e fino al passaggio sotto Venezia. Con una particolarità: la comunità ebraica coneglianese fu tra le più numerose del Veneto tra il XIV e il XVIII secolo. Dal giro merlato e dalla torre, rialzati tra Otto e Novecento, si scorgono gli elementi salienti delle architetture cittadine: i tratti di mura collinari carraresi del Trecento, la neoclassica villa Gera, il convento di San Francesco e l'oratorio della Madonna della Neve a metà collina, la porta Monticano medievale, il percorso della spina urbanistica storica, la via XX Settembre che è stata per secoli la “contrada granda” della vita di Conegliano
CONTRADA GRANDA. Sull'asse urbano centrale, caratterizzato da un inconsueto dislivello altimetrico e per lo più porticato, si affacciano il duomo dell'Annunziata e le case e i palazzi che danno monumentalità al nucleo storico di Conegliano. Fresca di installazione, una sequenza di tabelle lungo un percorso segnato sul selciato descrive l'interesse architettonico di palazzo Sarcinelli, delle case Piutti e Longega, dei palazzi Montalban vecchio e nuovo, del Monte di Pietà, del Municipio ottocentesco e del grande Teatro Accademia, neoclassico, iniziato sotto l'Imperial-Regio governo austriaco e completato quando il Veneto era appena diventato Italia. Sopra i nove archi a sesto acuto del portico del duomo, la sala della Confraternita dei Battuti, iniziata nel 1345, è di grande interesse per gli affreschi della facciata esterna, dipinti dal Pozzoserrato, il fiammingo Lodewijk Toeput, alla fine del Cinquecento; e soprattutto per il ciclo interno di storie della Bibbia e dei Vangeli dovuto ai pennelli di Francesco da Milano, ispiratosi verso il 1520-1530 alle incisioni di Dürer. Parallela alla Contrada Granda, verso il colle, via Cima conserva la casa-museo di Giovanni Battista Cima e, a pochi metri dalla dimora dell'artista coneglianese, l'affrescata casa Sbarra rinascimentale.

Antonio Trentin
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