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06.04.2014

I giganti ritornano a Cabras

La statua del pugilatore esposta al museo di Cabras
La statua del pugilatore esposta al museo di Cabras

Cabras. Sono tornati a casa i Giganti di Mont'e Prama, uno dei più importanti ritrovamenti archeologici nazionali: a quarant'anni dalla loro scoperta si possono vedere nel piccolo museo di Cabras e nel Museo archeologico nazionale di Cagliari. L'apertura delle nuove sale è coincisa con la Giornata Fai di primavera. I Giganti sembrano creature misteriose con i loro stranissimi occhi, affascinano per il loro valore simbolico, destano ammirazione per la maestria raggiunta da quelle antichissime civiltà.
Una scoperta casuale. 1974. Siamo nel centro occidentale della Sardegna, penisola del Sinis, provincia di Oristano, zona ricchissima di storia e archeologia: basti pensare agli scavi di Tharros, città fenicio - punico - romana. Due contadini, Sisinnio Poddi e Battista Meli, stanno arando un campo in località Mont'e Prama; monte anche se è un'altura di 50 metri, prama, palma in sardo, perché qui sono autoctone le palme nane. L'aratro urta pietre bianche, i contadini le raccolgono e le ammucchiano da una parte, ma notano che il mucchio non aumenta: qualcuno aveva capito il valore di quelle pietre e se le portava via. Un giorno il vomere urta una testa di una statua. Con due occhi stranissimi, solo due cerchi concentrici. Fu avvertito l'archeologo oristanese Giuseppe Pau, che interessò la Soprintendenza. L'anno dopo iniziarono gli scavi, durati cinque anni, che portarono alla luce una necropoli di età nuragica, di quasi tremila anni fa.
La necropoli ricoperta è bene illustrata dalla documentazione fotografica esposta assieme ai Giganti: sono 33 tombe a pozzetto, messe in fila, profonde circa 70 centimetri; ognuna conteneva uno scheletro di persona adulta; i corpi venivano inumati in verticale, accovacciati, senza ornamenti né oggetti. Sopra e attorno alle sepolture le pietre delle statue misteriose. «Qualcuno le distrusse, di proposito - spiega Carla Del Vais, direttrice del museo - ma non sappiamo né chi, né quando, né perché. Forse i Punici, nel terzo secolo». Un mucchio di pietre: 5178 pezzi di tutte le forme e dimensioni, da un paio di quintali a pochi grammi, portate in un magazzino e “dimenticate” per anni, per la cronica mancanza di fondi. Ulteriori studi, in particolare dell'archeologo Giovanni Lilliu, il “padre” di Barumini, ne hanno messo in luce l'importanza, perché sono la prima testimonianza statuaria della misteriosa età nuragica. Uno stanziamento della Regione e del ministero dei Beni culturali hanno permesso di avviare il restauro, nel centro di Li Punti, Sassari.
Un lavoro improbo: dieci tonnellate di materiale da ricomporre, come completare tanti puzzle, ognuno con dei pezzi mancanti, cominciato nel 2007 e finito dopo cinque anni. Un po' alla volta le statue hanno cominciato a prendere forma e sono diventate i Giganti: 16 pugilatori, 5 arcieri e 4 guerrieri, alti da due a due metri e mezzo. E in più 13 modelli di nuraghe compositi, dalla forma slanciata e con una piattaforma alla sommità, simili alle torri degli scacchi. Cose mai viste! I pezzi sono tenuti assieme da collanti speciali, e strutture metalliche con tamponi in gomma, che li mantengono eretti e permettono di smontarli senza danneggiarli. La pietra è decorata con motivi geometrici, gli arcieri presentano i salvapolsi, trecce scendono ai bordi del viso; dal capo spuntano i resti di grosse corna; i pugilatori si riparano il capo con uno scudo . Forme e stili ricordano quelli dei celebri bronzetti nuragici. Si possono vedere tutti e 33 nei minimi particolari, da tutte le parti, grazie a una scansione computerizzata proiettata su maxi schermo al museo.
La funzione e il significato dei Giganti, la loro collocazione nella necropoli rimangono un mistero. Monumenti funebri posti sopra le tombe? Eroi che fiancheggiavano una strada? Qualcuno ha visto elementi extraterrestri negli stranissimi occhi scolpiti con due cerchi concentrici. Si conta di saperne di più con nuove campagne di scavi. Completato il restauro, i Giganti sono stati esposti in via provvisoria al centro di Li Punti e si è aperta una disputa sulla sistemazione definitiva. Alla fine gli enti interessati si sono messi d'accordo. Sei Giganti e quattro modelli di nuraghe a Cabras (di più non ci sta, nel piccolo museo “Giovanni Marongiu”), il resto a Cagliari. L'ampliamento del museo, sarà pronto fra tre anni, annuncia la direttrice Del Vais, e allora tutti i Giganti torneranno nella nuova casa, in riva allo Stagno di Cabras; lontano, sull'altra sponda, s'intravvede Mont'e Prama. A Cagliari rimarrà una “delegazione”, un pugilatore, un arciere e un guerriero, per costituire un elemento di continuità storica con i reperti esposti al Museo archeologico.
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Dino Biesuz
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