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Zig Zag

16.11.2015

Fagagna tra
paglia e cicogne

Il tetto in segale del Museo della Vita Contadina_ è unico in Italia, realizzato tra il 2003 e il 2011
Il tetto in segale del Museo della Vita Contadina_ è unico in Italia, realizzato tra il 2003 e il 2011

Cinzia Albertoni

Fra i più bei borghi friulani bisogna menzionare Fagagna, posizionato a pochi chilometri a nord-ovest di Udine, dove i colli vanno sostituendosi alla pianura e il paesaggio si fa ondulato. Sono necessari un po’ di tempo e scarpe comode perché il luogo va scoperto a piedi partendo dall’Ufficio Informazioni nell’atrio del Municipio, dove ci si può equipaggiare di uno stradario per la passeggiata. Dalla strada principale, di fronte al curioso timpano ottocentesco delle Case Asquini, s’imbocca Via Sotto Castello che immette nella Salita Fornarie, un viottolo acciottolato che immerge in un tempo remoto. Sbucati in via Castello, salendo tra cipressi e vigne si arriva al panoramico poggio con l’oratorio castellano di S. Michele e i ruderi del Castello di Fagagna devastato da Ezzelino da Romano nel 1248, saccheggiato tra il 1411 e il 1419 dalle truppe ungheresi e abbandonato durante il dominio della Serenissima Repubblica. Qui c’era il palazzo patriarcale del quale rimangono i resti nel poderoso bastione semicircolare, mentre quelli delle case dei vassalli sono inglobati nella trattoria “Al Castello”. Proseguendo per via Salizzada, attraversando un parco naturale si raggiunge la Pieve intitolata già nel 1247 a Santa Maria Assunta, una delle più antiche del Friuli, sul retro spicca la romanica abside semicircolare e si espande il cimitero.

IL MUSEO COL TETTO DI PAGLIA. Scendendo per via della Pieve si rientra nel borgo e in via Lisignana si notano le seicentesche Cjase Cocèl, sedi del Museo della Vita Contadina, una cittadella rurale che vive grazie ai volontari che effettuano visite guidate e coltivano i terreni. Il museo narra il lavoro contadino da fine dell’Ottocento fino a metà Novecento in un variegato percorso di magazzini, stalle, la Scuola dei merletti al tombolo, l’aula scolastica, la falegnameria, la latteria, il mulino; si prolunga nel cortile con pozzo, forno, pollaio, per poi sconfinare nell’orto-vigneto dove la vite è maritata ai gelsi. L’edificio più straordinario lo si individua già dalla strada perché è una costruzione in pietra con il tetto di paglia, l’unico tetto completo in paglia sul territorio italiano, un lavoro di otto anni grazie alla coltivazione della segale. Per ottenere tutto il materiale per la copertura, i volontari delle Cjase Cocèl sono partiti nel 2003 e hanno terminato nel 2011 dopo aver seminato, coltivato, tagliato a mano, composta in covoni, battuta, pettinata, legata in mazzi la segale, fissata alle travi portanti con rami di salice. Questo “tetto in stranc”, spiovente, caldo d’inverno e fresco d’estate, lo si può vedere solo a Fagagna. Il Museo della Vita Contadina è aperto da aprile a novembre la domenica pomeriggio. Info 0432-801887.

Ci si trova nella Borgata Riolo dove s’incontra la chiesetta trecentesca di San Leonardo, usata come pagliaio fino a pochi anni fa e restaurata dal Comune; il percorso ora sale via S. Bartolomeo, scende la “Salizada sotto li Orti”, oltrepassa l’ogivale Porta di Sinagoga, scende sulla Via Cecconaia per poi imboccare il Vicolo Morciute, “Strata dicta la Moracchiuta” nel 1570, viuzza serrata tra case di pietra che riporta alla piazza principale. La camminata, seppur con qualche stonatura moderna che ha intaccato l’aspetto antico dell’abitato, mantiene un’immagine medievale soprattutto nelle stradine e nelle case di sasso per le quali il Comune si è meritato l’appartenenza al Club dei borghi più belli d’Italia.

L’OASI DELLE CICOGNE. Fagagna è il paese delle cicogne perché in via Caporiacco si trova l’Oasi Naturalistica di Quadris, un’area d’interesse geologico e botanico con una stazione sperimentale per la reintroduzione della Cicogna Bianca e tutela dell’Ibis Eremita, uccello a forte rischio d’estinzione pur essendo una specie protetta. Nel parco si trovano una trentina di stagni, formatisi dopo l’abbandono dell’attività estrattiva dell’argilla e della torba dove si è ricreata una vegetazione adatta all’avifauna. Info www.oasideiquadris.it.

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