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06.04.2014

Da Tharros a S. Giovanni. Le sorprese del Sinis

Una spiaggia dell'Isola di Malu Entu, Mal di Ventre
Una spiaggia dell'Isola di Malu Entu, Mal di Ventre

Il territorio di Cabras è in una zona della Sardegna ricchissima di reperti archeologici. Basta ricordare Tharros, la città prima fenicia, poi punica e infine romana venuta alla luce nella parte terminale della Penisola del Sinis; gli scavi hanno portato alla luce un elegante impianto urbanistico romano in riva al mare, mentre i numerosi reperti venuti alla luce (e salvati dai tombaroli) sono custoditi nel Museo archeologico nazionale di Cagliari; a poca distanza, a San Giovanni di Sinis, un antico villaggio di pescatori diventato villaggio di seconde case estive, c'è la suggestiva e austera chiesa paleocristiana di S. Giovanni, con testimonianze bizantine. Andando avanti per qualche chilometro si arriva a San Salvatore, uno dei più sviluppati villaggi di “cumbessias”, le piccole case abitate dalla gente del paese che vi si trasferiva per il periodo delle novene. Una tradizione ancora molto sentita ai primi di settembre, quando si festeggia il santo: le casette si popolano, le viuzze si animano in attesa del grande evento, la Corsa degli scalzi: gli uomini di Cabras percorrono di corsa a piedi nudi gli 8 chilometri fra il paese e il villaggio per portare a braccia la statua di S. Salvatore e riportarla il giorno dopo. Un evento molto sentito dalla gente cabrarese, che trova origine nei tempi delle incursioni saracene. La chiesetta di San Salvatore è costruita sopra un tempietto ipogeo di epoca nuragica, legato al culto dell'acqua.
Continuando per la strada verso Nord si arriva al Mont'e Prama, diventato famoso per i Giganti; sono alture che danno verso il mare, in questo periodo coperte da campi di carciofi. Degli scavi fatti non si vede niente. Tornando invece verso Cabras si passa vicino a Cuccuru Is Arrius, un complesso prenuragico venuto alla luce scavando un canale di scolo. Più lontano, nel territorio di Cuglieri, le rovine di Cornus e il campo dell'ultima battaglia di Josto, figlio del cartaginese Amsicora, sconfitto nel 215 AC dalle legioni romane di Tito Manlio Torquato, che ebbero così via libera alla conquista della Sardegna. Nelle campagne e in collina si possono trovare nuraghi, domus de janas (tombe prenuragiche scavate nella roccia), tombe dei giganti (sepolture collettive di età nuragica), e betili (pietre sacre). Più lontano il grande complesso di Nuraghe Losa e il villaggio nuragico di Santa Cristina, con il suo elegante e arcano pozzo sacro.
Una zona ricchissima di testimonianze, che fa capire l'importanza di queste terre nell'antichità, quando la Sardegna era un importante punto d'appoggio per le navi che solcavano il Mediterraneo. Ma non è solo archeologia quello che Cabras offre a chi arriva da fuori. Ci sono il mare, le spiagge, la cucina, per un turismo familiare fatto di piccole case, agriturismi, B&B e luoghi che “sanno” ancora di Sardegna.
Le spiagge si estendono per chilometri, in certi punti deserte anche a Ferragosto; la più famosa è Is Arutas, fatta di granelli di quarzo che sembra di camminare sul riso. Di fronte c'è l'isola di Mal di Ventre, infelice traduzione dal sardo Malu Entu, cioè vento cattivo, il terribile Maestrale che la spazza e permette la crescita solo di una bassa macchia, fra la quale si nascondono i conigli selvatici. Ci si arriva con un servizio di barche. Cabras si affaccia sullo stagno omonimo, una laguna di acqua salmastra, costellata di eleganti fenicotteri; qui si pescano in quantità i muggini, ottimi alla brace, dai quali si estrae la bottarga, il “caviale dei poveri”, saporitissima sugli spaghetti o con i carciofi. Anche a Cabras si produce la Vernaccia di Oristano, profumato vino da meditazione, che si sposa benissimo con i tipici dolci di mandorle.D.B.

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