16 febbraio 2019

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25.01.2019

CUPOLE BLU SAMARCANDA ORA È VICINA

Tre madrase, scuole coraniche, si affacciano su piazza  Registan il cuore dell'antica città di Samarcanda, capitale Timuride Le mura di Khiva: la città  è stato il primo sito in Uzbekistan entrato nel patrimonio Unesco nel 1991.  Era l’antica capitale della Corasmia
Tre madrase, scuole coraniche, si affacciano su piazza Registan il cuore dell'antica città di Samarcanda, capitale Timuride Le mura di Khiva: la città è stato il primo sito in Uzbekistan entrato nel patrimonio Unesco nel 1991. Era l’antica capitale della Corasmia

L’Uzbekistan diventa più vicino. Niente visto d’ingresso per i cittadini di 45 Paesi tra cui l’Italia dall’1 febbraio 2019. Annunciato già un anno e mezzo fa, il provvedimento diventa operativo ed incrementerà ulteriormente il turismo, che dal 2016 ha visto una crescita di arrivi del 25 per cento. Il visto è abolito per soggiorni fino a 30 giorni per qualunque tipo di passaporto (diplomatico, di servizio, ordinario)o di documento sostituivo. L’ambasciata uzbeka in Italia annuncia anche l’introduzione di nuove tipologie di visto d’entrata (sticker da applicare, non elettronico) per cittadini stranieri: piligrim, academic, student, medical visa. Permessi di soggiorno a cittadini di 109 paesi saranno concessi in caso di acquisto di beni immobili, secondo una scaletta di importi e di investimenti nelle varie regioni. Va ricordato che fino a qualche anno fa le procedure d’ingresso erano particolarmente rigide mentre negli ultimi anni “di regno“ del presidente Islom Karimov, morto nel 2016, il Paese si è aperto ed ha tessuto importanti contatti internazionali. Gli investimenti nell’area di Samarkand City entro il 2020 dovrebbero far nascere attrazioni e divertimenti in quella che fu la capitale dei commerci nell’Asia centrale, una città magica per le atmosfere soffuse e le imponenti architetture islamiche. Undici aeroporti internazionali, voli diretti dall’Italia con la compagnia di bandiera, l’Uzbekistan Airways, un treno tipo Talgo ad alta velocità tra Tashkent e Samarcanda, un rete stradale accettabile sono i presupposti per l’arrivo di visitatori da tutto il mondo. Conviene andarci presto in Uzbekistan, finchè ancora si può camminare da soli in tutta sicurezza nei silenziosi vicoli in terra battuta di Khiva, o alzarsi all’alba a Bukhara per salire sul minareto Kalyan, il più alto dell’Asia. La prossima occasione utile potrebbe essere la festa di Navruz, attorno al 21 marzo: è l’arrivo della primavera, coincide con una rinascita della natura e della vita dell’uomo. In Uzbekistan è tempo di grandi pulizie, di decorare le abitazioni con giacinti e tulipani, di ripetere quell’antico rito del fuoco che è di origine zoroastriana. Gli uzbechi festeggiano il Navruz da almeno 2500 anni con musica e danze, così come i loro cugini iraniani, afgani, georgiani. Concerti nei parchi e nelle piazze si alternano a eventi sportivi come le partite di kupkari, una sorta di polo a cavallo dove invece di una palla a rotolare è un agnello, trofeo per i vincitori. Si gustano plov, il riso speziato con montone e verdure, la crema di farina e grano germogliato detta sumalak, si mangia il nishalda, che mescola zucchero ed erbe alla panna montata. Un viaggio può partire o arrivare a Taskhent, la ben sorvegliata capitale che custodisce il Khast-Imam, tempio del più antico Corano esistente quello del Califfo, la madrasa di Barak-Khan, la moschea Tilya-Sheykh, il mausoleo di San Kaffal Shashi. Non si può derogare da una sosta al grande mercato giornaliero nè da un viaggio nella metropolitana dalle stazioni di impronta sovietica realizzata attorno al 1968, magnificamente decorate. E poi ecco le imperdibili, le tre città sulla carovaniera più leggendaria: Khiva, ferma nel tempo, con le sue madrase di Mukhammad Aminkhan, di Mukhammad Rahimkhan, la Moschea Juma, il Palazzo Tash-Khovli e il Mausoleo di Pakhlavan Makhmud. Nelle piazze operò la più grande centrale di smistamento di schiavi dell’Asia. E poi il panorama sulla città, la passeggiata lungo le mura di pietra e sabbia, ben restaurate. Ma gli abitanti hanno lasciato le loro case, dentro si moltiplicano hotel ed ostelli. E quindi Bukhara, dove trionfano la residenza estiva dell’ultimo emiro di Bukhara, la città dei morti, il sacro mausoleo di Bakhoudin Naqshbandi. Fu tra il X e l’XI secolo capitale dei Samanidi, poi conquistata da Gengis Khan e nel 1370 da Tamerlano che la promosse di nuovo capitale. Deve parte delle sue fortune recenti ai giacimenti di gas che la circondano. E infine l’approdo degli approdi, la lunga cavalcata termina a Samarcanda, una signora di 2700 anni, a 700 metri sul livello del mare. La città vecchia con le sue cupole blu è quella che dà un senso compiuto al viaggio: bisogna immaginare di arrivare al Registan a cavallo, nel cuore di una piazza dove fervevano gli scambi e si affacciavano ieri come oggi tre università coraniche (Ulugh Beg, Tilya-Kori e Sher-Dor) di una bellezza ineguagliabile anche per chi abbia visitato tutti i paesi di fede islamica. Il pellegrinaggio storico si ferma alla tomba del Tamerlano, il mausoleo Guri Amir, appena fuori dal centro. E quindi il cimitero più bello del mondo, le tombe mausoleo di Sha-I-Zinda. Ma l’Uzbekistan è anche molto altro: da poco si sono aperte le vie verso zone poco esplorate come la valle di Ferghana e le colline di Tashkent e Jizzakh. Informazioni su www.uzbekistanitalia.org. www.uzbekistanHolidays4U.com, sapphireasia.com. •

Nicoletta Martelletto
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