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ARTE E VIVAI
IL SEGRETO
DI PISTOIA

27.11.2017

ARTE E VIVAI
IL SEGRETO
DI PISTOIA

L’ex chiesa del Tau che custodisce opere di Marino MariniSulla piazza principale si affacciano il palazzo Pretorio, il Duomo, il Battistero e il vescovado
L’ex chiesa del Tau che custodisce opere di Marino MariniSulla piazza principale si affacciano il palazzo Pretorio, il Duomo, il Battistero e il vescovado

Nicoletta Martelletto

Si avvia a chiusura l’anno di grazia di Pistoia, nominata Capitale italiana della cultura 2017 che nel cuore della Toscana medievale ha portato all’attenzione del turismo una città discreta ed umbratile, spesso ai margini della vita culturale. Ed è proprio l’energia sprigionata quest’anno che consente di visitarla con rinnovato interesse anche in virtù delle mostre che saranno aperte fino ad inizio gennaio. I punti di forza di questo borgo-città sono senz’altro la concentrazione dei monumenti in centro, largamente pedonalizzato e da sconsigliare in auto anche per la concomitanza di alcuni mercati settimanali. Restando fuori dalla “cinta”, Pistoia è percorribile a piedi, si visita in un giorno, un giorno e mezzo dedicandosi ad alcuni musei, con una imperdibile serata nelle piazze della Sala e degli Ortaggi, invase da localini dove la gente si affolla come fosse estate, sfidando il freddo. Oltre alle focacce, tra i piatti tipici c’è il ”carcerato”: una zuppa a base di pane raffermo e interiora di vitello.

Pistoia ha ottenuto la sua nomination per i suoi progetti di rigenerazione urbana e per il fatto di essere al centro di un’area vivaistica di livello europeo, con la Valle dell'Ombrone dove sono piantumati oltre 5.200 ettari, operano 1.500 aziende con oltre 5.500 addetti. Al di là dei suoi tre cerchi di mura, si vedono gli Appennini, le colline del Montalbano e la riserva naturale del Padule di Fucecchio. E’ un borgo-città con iniziative per i bambini, alcuni festival (lo storico Pistoia Blues e Dialoghi sull’uomo sono i più noti), due grandi biblioteche (San Giorgio e Forteguerriana, quest’ultima custodisce manoscritti preziosi), e una propensione all’arte sia contemporanea (la fattoria Celle con la collezione Gori di land art) che antica, che si materializza nella rete espositiva e quest’anno nel grande omaggio ad un figlio illustre,lo scultore Marino Marini. Il secondo è l’architetto Giovanni Michelucci.

La mostra in corso a Palazzo Fabroni fino al 7 gennaio 2018, ”Marino Marini. Passioni Visive” è una elegante, a tratti raffinatissima, immersione nel mondo dell’artista che nato in città, si spostò presto a Firenze per frequentare l’Accademia, quindi a Milano, e da lì in tour negli Usa che lo consacrarono come l’uomo dei cavalli e dei cavalieri. Una metafora straordinaria la sua per leggere la vita attraverso gli eventi della storia, come denunciano i suoi animali prima fieri, poi accartocciati sotto il peso del dolore. In dieci sale un allestimento minimal su tre sfumature di grigio esalta le sculture e un confronto con altri capolavori che Marini ha portato dentro di sè, dalla scultura etrusca a quella greco-romana e cinese, fino all’emozionante dialogo con opere di Arturo Martini ed Henry Moore.

Di Marini va ovviamente visto il Museo, custode dei lasciti della moglie e musa Mercedes Pedrazzini, in cui si specchierà tutta la vita, tanto da ribattezzarla Marina. Nel Museo-Fondazione (www.fondazionemarinomarini.it) e centro di ricerca - in corso Fedi - sono raccolti molti pezzi, comprese alcune pitture, dal laboratorio di Marini, compresi i gessi che aiutano a comprendere la genesi di un’opera: cavalli all’infinito, i nudi di donna ispirati a Pomona dea della fertilità, le sue giovinette, le teste di musicisti ed artisti. Bisogna fare attenzione al prolungamento della visita nel Palazzo del Tau, l’attigua chiesa sconsacrata dove ci sono le sculture monumentali: essendo gestito dal ministero dei Beni culturali e non dalla Fondazione Marini, chiude incomprensibilmente il sabato pomeriggio e tutta la domenica, visitabile quindi solo il mattino fino alle 13.30 da lunedì a sabato.Del centro storico non bisogna mancare la cattedrale romanica di San Zeno, custode dell’altare in argento dedicato a San Jacopo protettore della città e il monumento al cardinale Forteguerri del Verrocchio, col vicino campanile dotato all’interno di 200 gradini; di fronte il Battistero di San Giovanni in Corte a pianta ottagonale, di lato il palazzo vescovile. Sulla piazza insiste il palazzo Pretorio, già sede del tribunale cittadino, con un cortile dove troneggia una scultura di Marini. Poco lontano dalla piazza verso est, si scende all’Ospedale del Ceppo che venne aperto alla fine del Duecento, in piazza Giovanni XXIII; divenne lazzaretto nel 1349 durante l’epidemia di peste ed ha sempre avuto un ruolo importante nell’assistenza e nella storia della medicina. Dotato di un Museo di strumenti medici (chiuso) e del teatro anatomico più piccolo del mondo (sui banchi ci stanno 20 allievi al massimo), è stato arricchito nel ’500 di un loggiato con una decorazione in terracotta invetriata dello scultore Santi Buglioni con tondi di Giovanni della Robbia. Dal Ceppo partono visite guidate ogni ora a Pistoia sotterranea, un tratto di 650 metri - ma il percorso in fase di scavo arriverà alla fine a due chilometri - sul percorso di un torrente straripante poi deviato. www.pistoia17.it

Nicoletta Martelletto
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