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17 novembre 2018

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12.01.2018

ANCONA, LA CITTÀ GOMITO

In alto gli scogli “Due sorelle”, qui la Mole Vanvitelliana di Ancona
In alto gli scogli “Due sorelle”, qui la Mole Vanvitelliana di Ancona

Cosa hanno a che vedere l’emirato di Abu Dhabi con il suo Louvre appena inaugurato dal presidente francese Emmanuel Macron e Serra de’ Conti, paesino incastonato nelle colline marchigiane dei vigneti del Verdicchio? Sono le due facce della stessa medaglia di un’economia che sempre di più nei piccoli centri italiani poggia la ripresa economica e le prospettive di sviluppo sul turismo delle eccellenze enogastronomiche e sul patrimonio culturale diffuso. E’ il caso di Ancona, città capoluogo di media dimensione che fanno dell’Italia da viaggiare e da gustare uno scrigno inesauribile di tesori, troppo spesso ancora da valorizzare appieno. Lo scorso novembre una “missione” marchigiana ha partecipato con un gruppo di chef selezionati alla manifestazione “Taste of Abu Dhabi” dedicata al food di qualità in uno degli Emirati Arabi che nel 2020 ospiteranno, a Dubai, la prossima edizione dell’Expo universale. Ma quasi contemporaneamente tra i contrafforti della dorsale appenninica e la linea del mar Adriatico si è svolta, a Serra de’ Conti, in provincia di Ancona, il Festival della cicerchia, dedicato ad un legume povero ma di antica storia e soprattutto ultima tappa di un Grand Tour delle Marche articolato in ben 32 appuntamenti di manifestazioni simili, disseminate quest’anno in tutta la regione nell’arco di sette mesi e dedicate alla promozione del territorio attraverso la valorizzazione dei suoi prodotti più tipici. E non a caso “Tipicità” è il nome dell’organismo partner di Camera di commercio e istituzioni locali, diretto da Angelo Serri e guidato con Alberto Monachesi, ideatori di una sorta di “festival a puntate” che è appunto il Grand Tour delle Marche, nato alcuni anni fa con l’ideazione di “Tipicità in blu”. Un progetto legato a filo doppio alla blue economy, connaturale ad Ancona, “città di mare con le passeggiate in terraferma” come la definì Pier Paolo Pasolini o ancora “la città che sorge su un promontorio, quasi su una penisola, attorniata dal mare da tre parti, ma abbastanza grande e massiccia perché non si possa vederla tutta in una sola volta” come la descrisse Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia”, ancora inestimabile compagno di chi gira l’Italia. E un giro ad Ancona può essere una bella idea anche se non è estate: quando le illumina il sole, le falesie in pietra calcarea bianca ricoperte del verde che s’inerpica ai 600 metri sulla costa fino a Portonovo (bandiera blu 2017 come Marina Dorica, porto turistico di Ancona) regalano agli occhi un vero spettacolo della natura, come le cosidette “due sorelle”, gli scogli gemelli che emergono dal mare in corrispondenza della prima piccola spiaggia bianca che si incontra sul fianco sud della riviera del Monte Conero venendo via mare da Ancona. Città che deve il suo nome ai greci siracusani che la fondarono nel 387 a.c. e la chiamarono “ankòn”, che in greco significa gomito perché sorta su un promontorio a forma appunto di gomito piegato, il che spiega anche perché è una delle poche città in cui si può vedere il sole che sorge e tramonta sempre sul mare. L’appeal naturalistico è tra i capisaldi del turismo sostenibile, come i presidi slow food, ma Ancona è anche tra le città candidate alla nomination di capitale italiana della cultura 2020, perché in grado di offrire autentici cammei di storia e di arte, sopravvissuti e in qualche caso risorti dai feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale e dai frequenti terremoti, in particolare quello del 1972 prima delle scosse dell’ottobre 2016. E così se san Ciriaco, splendida basilica romanico-gotica con elementi bizantini domina la città, in basso, l’arco romano di Traiano sembra quasi una scheggia impazzita del tempo tra moderni cantieri e darsene di un porto da cui parte il 70 per cento dell’export verso la Grecia e dove viene costruito il 60 per cento degli yacht di altissima gamma realizzati in Italia per la committenza mondiale, per non parlare delle tante aziende che lavorano nel settore ittico, vero motore dell’economia anconetana, tra cui la Skalo di Giulio Gagliardini, 46 milioni di fatturato nel 2016. La pentagonale Mole Vanvitelliana, che fu lazzaretto ed oggi ospita eventi e manifestazioni di cultura e spettacolo, il Museo archeologico delle Marche(con laa perfetta riproduzione dei Bronzi dorati di Cartoceto di Pergola) e una Pinacoteca civica deliziosamente restaurata che ospita tra le altre opere la “Pala Gozzi” di Tiziano, considerata la prima da lui firmata, sono altrettante tappe da non mancare prima di lasciarsi lusingare delle prelibatezze a tavola. •

Michele Montanaro
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