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19 novembre 2017

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TerraLiquida

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«Le storie di
imprese insegnano
il talento»

31.08.2017

«Le storie di
imprese insegnano
il talento»

TerraLiquida. Racconti dell'altro vicentino
TerraLiquida. Racconti dell'altro vicentino

“TerraLiquida Racconti dell’Alt(r)o Vicentino”, il concorso letterario aperto agli autori tra i 18 e i 39 anni di età con scadenza il 20 ottobre, è promosso da Confindustria Vicenza – Raggruppamento Alto VIcentino con la Fondazione Palazzo Festari, i Comuni di Valdagno, Schio e Thiene e altri sostenitori tra i quali AVS e “Il Giornale di Vicenza”.

Una terra è fatta di persone che si adattano all’ambiente e tra queste c’è spazio per i sogni, per le biografie non convenzionali. Annalisa Carrara è tra queste, perché cresce sul palcoscenico del Teatro Mobile di famiglia dove, fin da bambina, è attrice in tutti i ruoli riservati all’età. Nel 1975 fonda “La Piccionaia-I Carrara” di cui sarà direttore organizzativo e poi Presidente, tra il 1975 e il 2000. Lavora per lungo tempo con realtà venete come il Teatro Astra di Vicenza, Arteven, Operaestate Festival, il circuito dei teatri privati Gat Triveneto. Dal 2002 al 2017 è direttore artistico della Fondazione Teatro Civico di Schio, rimanendone oggi co-direttore artistico insieme a Federico Corona.

Che luogo è, per lei, l'Alto Vicentino?

Ho “praticato” l'Alto Vicentino grazie alla Fondazione Teatro Civico di Schio, incarico durato più di dieci anni e cosparso di scoperte e di esperienze. Sono entrata a contatto con tanti “mondi” diversi: la pubblica amministrazione, le aziende, l'associazionismo, gli artisti e gli spettatori ricavandone la percezione di un ecosistema di valori riconoscibili e fondamentali.

Qualche esempio

La famiglia e il lavoro sono fra questi ma convivono con una forte passione “civile”, attratti dall'arte, dalla cultura e da forme del sapere. In tutta questa geografia delle appartenenze e delle passioni sono più volte rimasta stupita dalle storie d'impresa. Ho sempre desiderato portarle a teatro, in forma di narrazione, perchè sono l'insegnamento vivo e vitale di come talento, visione e capacità imprenditoriale sappiano stare nel tempo e innovarsi incessantemente. É molto interessante anche l'esperienza che ho vissuto nel mio campo professionale, il teatro, dove ho riscontrato una partecipazione straordinaria ad ogni tipo di programmazione: da Schio grande teatro fino alle proposte per le famiglie, per i bambini, per il mondo della scuola. Queste iniziative hanno un comune denominatore: un pubblico particolarmente attento, educato e preparato che offre un tipo di ascolto vivo e vitale.

Ha mai osato?

Certo, nelle programmazioni, mettendo in abbonamento artisti di grande carisma e opere di notevole difficoltà che hanno ovviamente scatenato critiche ed evidenziato come il gusto del pubblico sia diviso fra tradizione e innovazione e questo particolare mix crea le condizioni per accrescere la competenza dello spettatore e creare comunità di pubblici esigenti e gradualmente aperti al rischio culturale.

Raccontare un territorio è utile?

Ho letto di recente un proverbio africano che dice “Finché le gazzelle non sapranno raccontare le loro storie, i leoni saranno sempre i protagonisti delle storie di caccia”. C'è una grande saggezza in queste parole. Scrivere e raccontare storie significa congiungere tracce di memoria e di identità, lucidare la visione delle nostre realtà, offrire (ancora una volta) un incontro che si fa parola e visione, desiderio e negazione, in grado di offrirci lenti nuove per guardare al futuro. Raccontare un territorio è raccontare geografie intime e pubbliche e, in un mondo liquido (come ricorda il concorso), fissare tempi e luoghi significa creare geografie dove le comunità possono trovare linfa nuova.

Davide Fiore
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