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Real 40

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Real 40, Valeriano Prestanti

06.03.2017

Real 40, Valeriano Prestanti

Il sole si fa beffe dell’inverno per esplodere nel mare blu cobalto spazzato dal maestrale. Valeriano Prestanti parcheggia la macchina tra i gozzi dei pescatori, scende e canzona l’amico che sta pittando le pareti del ristorante in vista della stagione. «Gabriele, Gabriele, guarda qui, vengono ancora a cercarmi da Vicenza, dopo quarant’anni...». «Ma va là che quando giocavamo nel Monopoli eri tra i più scarsi».

 

Un vero amico...

Chi, Gabriele Lanci? Era il centravanti del Monopoli, qualche gol lo faceva, ma in serie C. Io invece... Ecco, diglielo tu cosa ha fatto Prestanti a Vicenza... (I due si prendono amabilmente per fondelli per un po’).

 

Beh, Prestanti a Vicenza ha fatto lo stopper e ha segnato tra gol nel campionato magico del secondo posto...

Ecco, appunto. E se solo Farina non combinava quel casino con Paolo Rossi io sarei finito alla Juventus. Invece sono andato al Pescara e, dopo tre anni, mi sono ritrovato a giocare nel Monopoli con Lanci. (Risate sguaiate). 

 

Scusi, com’è la storia della Juventus?

Ma no, era l’ultima di campionato, giochiamo con la Juve campione d’Italia e alla fine Farina mi fa: “Boniperti mi ha chiesto di te. Ma io gli ho detto che rimani un altr’anno”».

 

Peccato che poi il Vicenza sia retrocesso...

No, peccato che Farina abbia sfidato la Juventus strappandole Rossi alle buste. Morale della favola, al posto di Morini la Juve ha preso Brio e io sono finito al Pescara. 

 

Vabbè, ormai è andata. Però i tre anni del Real Vicenza sono stati magnifici, o no?

Veramente io arrivai l’anno prima della grande cavalcata, quando in panchina c’era Manlio Scopigno. Eravamo già fortissimi, ma la squadra era spaccata tra i vecchi alla Sormani, Ferrante, Longoni e i più giovani come il sottoscritto, Filippi, Antonelli, Di Bartolomei. 

 

Poi arriva Gibì Fabbri e il vento cambia. Si aspettava una svolta simile?

Intanto fui contento dell’arrivo di Fabbri. La mia prima stagione vera la Fiorentina me la fece giocare con la Sangiovannese, nel 1971-72, e sai chi era l’allenatore?

 

Fabbri?

Esatto. Lui mi conosceva già e chiese alla società che mi confermasse. Però mi fece cambiare un po’ il modo di interpretare il ruolo. Sapeva che colpivo bene di testa e mi diede licenza di attaccare.

 

Calcio totale anche per gli stopper. Si ricorda il primo gol in serie A?

Come potrei dimenticarlo. Giochiamo in casa con la Lazio, io devo marcare Giordano, il centravanti che in assoluto mi ha fatto più penare. Paolo ci porta in vantaggio subito ma nei primi minuti del secondo tempo pareggia Garlaschelli.

 

E poi sboccia Prestanti goleador... 

Più che altro sboccia Giancarlo Salvi. Punizione pennellata in area, io anticipo D’Amico e segno il gol della vittoria. Grande, Giancarlo. Pensa che l’ho sentito pochi giorni prima che morisse. Sapevo che aveva qualche problemino ma credevo l’avesse superato. E invece...

 

Vi sentite spesso tra ex compagni biancorossi?

Spesso no, ma periodicamente ci troviamo. Era uno spogliatoio molto unito. Poi io ero molto amico di Ernesto Galli, mio vicino di pianerottolo: quando nacque il mio primo figlio mi prestò la macchina per fuggire dal ritiro di Asiago. Però, è strano.

 

Cosa è strano?

Non riesco a rivedermi, a riprovare le emozioni che vivevo in quegli anni fantastici. Mi pare di essere sugli spalti e vedere un altro me che gioca, marca Altobelli, segna ed esulta. Ma non sono io, è un altro. Così come è un altro quello che spacca la faccia con i tacchetti a Paina, centravanti della Spal in serie B.

 

Come, scusi?

Io non sono mai stato cattivo in campo, puntavo sull’anticipo. Ma quando Paina fece un’entrata assassina da dietro su Carrera non ci vidi più.

 

E le spaccò la faccia?

Alzai la gamba e arrivai ad “accarezzargli” la guancia con i tacchetti. Uscì in un lago di sangue e lo ripararono con dieci punti di sutura. Lo ritrovai al girone di ritorno, feci finta di ignorarlo ma lui venne a salutarmi: “Hai visto come mi ha hanno ricucito bene”. La Spal aveva bisogno di un pari, noi eravamo già promossi, ci mettemmo d’accordo e la cosa finì lì.

 

Com’è che poi Farina decise di cederla?

Fummo retrocessi, andammo via in tanti, io e Cerilli fummo ceduti insieme al Pescara. All’epoca noi non avevamo voce in capitolo. Chissà, se fossi rimasto a Vicenza la mia vita sarebbe stata diversa.

 

Adesso che fai di bello?

Tra un paio di mesi compio 65 anni, sono pensionato. Per anni ho fatto l’osservatore per Fiorentina e Parma, ora non più. Seguo sempre, però, la scuola calcio che ho avviato tanti anni fa. Da Monopoli sono usciti Mesto e, adesso, il secondo portiere della Fiorentina, Satalino. 

 

E la Puglia?

Sono qui da oltre trent’anni, e chi si muove più. 

 

A Vicenza ci pensa mai?

È la mia gioventù, la mia incoscienza, la mia follia. Quattro anni volati alla velocità della luce. La mia compagna, Cinzia, ha incorniciato una foto del Real Vicenza e l’ha messa in salotto. Ogni tanto la guardo in terza persona: bravo quel Prestanti, mi dico, chissà che fine ha fatto. 

Marino Smiderle
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