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23 novembre 2017

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Real 40

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Real 40, Mantovani, Binda, Casetto

07.04.2017

Real 40, Mantovani, Binda, Casetto

Il gol di Pablito, certo. E poi le invenzioni di Giancarlo, i tuffi di Ernesto, l'eleganza di Giorgio, le intuizioni tattiche di GiBì, le galoppate di Pippo e tutto il resto – tanto – che ha permesso di costruire quella gioiosa macchina di spettacolo di nome Real Vicenza. Però dietro questo “miracolo” che ha regalato pagine incancellabili ci sta parecchio d'altro, storie magari banali ma anche no di piccoli grandi uomini che hanno messo in piedi questa meravigliosa storia. Sarà uno di quei tanti luoghi comuni che riempiono l'universo, ti sbuca un sorriso compassionevole quando senti dire che un'impresa o un grande personaggio resterebbe incompiuti senza determinate componenti, però è realtà, fortunatamente e magicamente realtà. 

 

E allora viviamola, ripercorriamola, gustiamola. La sciarpa bianca e la signorilità di Marcello Mantovani, la simpatia contagiosa affiancata alla competenza di Franco Binda, la bonomia e la disponibilità di Vasco Casetto, il vicepresidente storico nonché dirigente accompagnatore portafortuna, il medico sociale ed il massaggiatore. Tre storie esemplari per raccontare quello splendido Vicenza che fu. Marcello Mantovani, grand'ufficiale, è stato un pezzo importante della realtà cittadina anche al di fuori del mondo sportivo e la pluriennale presidenza dei fanti d'Italia è la testimonianza più prestigiosa, non l'unica, del suo impegno nella società. Alle vicende biancorosse s'è interessato dapprima da tifoso e poi da dirigente, coinvolto nella vita societaria quando il grande capo era ancora Piero Maltauro. Quando occupò la poltrona di comando, Giussy Farina capì in un attimo che di quel signore avrebbe potuto fidarsi, delegandogli particolari compiti di rappresentanza. “Io sono un uomo di campagna – scherzava il presidente – sei tu che ci sai fare, con i discorsi ufficiali e con la diplomazia”. Vicepresidente per vari anni in accoppiata col prof. Lino Zio, un altro galantuomo prestato allo sport dalla politica, Mantovani ha costruito un po' della sua – meritata – notorietà attorno alla sciarpa bianca. «È stato un mio regalo di Natale – ricorda la figlia Alberta – e lui la indossava volentieri perché era freddoloso. Poi è successo che una volta, con lui in panchina, il Vicenza vinse e allora decise che sarebbe diventata il portafortuna della squadra. Non la portava sempre, soltanto nelle occasioni che riteneva speciali. Non ho memoria di partite perse quando papà si presentava così in campo”. Il suo score biancorosso racconta di 32 anni di servizio, di cui 12 da vicepresidente. Nell'organigramma del Vicenza calcio Mantovani è rimasto finché Farina non ha scelto di farsi da parte, cedendo la presidenza al figlio Francesco. Ed è curioso che a sua volta il buon Marcello abbia ceduto il posto in Consiglio proprio alla figlia, il cui amore per i colori biancorossi è partito dall'infanzia e non vuol saperne di andare in pensione. Non solo lei si porta nel cuore il suo adorato papà, che ha tolto il disturbo, lui e la sua sciarpa bianca, nel febbraio 2009, dopo 88 anni vissuti in prima fila.

 

Il matrimonio di Franco Binda col Vicenza comincia nel segno di Farina, anno di grazia 1973-74. Specializzato in geriatria, di stanza all'ospedale San Bortolo, veniva facile ironizzare sulle ragioni che avevano spinto il grande capo a scegliere lui come il sostituto di Enrico Malaman. «Con tutti i vecchietti che ci sono in squadra – il ritornello – è il professionista ideale per un ruolo così delicato». Lui abbozzava divertito, perché l'ironia completava in maniera importante il suo personaggio. Alla causa di via Schio ha dedicato una quindicina di stagioni, fino al 1988-89, regalandosi tra l'altro la straordinaria esperienza del Real, con gli onori e gli oneri collegati. Gli piaceva scorrazzare con l'auto scoperta, spesso di compagnia del rag. Razzetti, altro storico dirigente del Vicenza, meno giovane e più alto di lui, con cui formava una coppia davvero strana e divertente. Si divertiva e divertiva, Franco Binda, col sorriso che spuntava dalla pipa, pronto a seconda delle necessità anche a regalare momenti di ilarità col suo straripante repertorio di barzellette. È stato anche il presidente del Panathlon, come ha ricordato nel gradevolissimo elogio funebre il suo amico Adriano Verlato. «Ero in lizza con lui per la massima carica, ancora non mi capacito perché fu il più votato, considerando che la sua unica attività sportiva erano le corse in campo, al fianco del massaggiatore, per soccorrere i calciatori infortunati». Il suo cuore l'ha tradito nel dicembre del 2014, a 79 anni, quando avrebbe avuto ancora tanto da dire e da dare a Vicenza.

 

Dici Franco Binda ed il pensiero coinvolge inevitabilmente Vasco Casetto. Il medico ed il massaggiatore di una vita targata Vicenza, col fiore all'occhiello appunto di quegli anni magici del Real. Era buffo vederli correre fianco a fianco, quando l'arbitro autorizzava l'ingresso in campo, in una specie di tacita competizione per vedere chi era il primo a soccorrere l'infortunato di turno. Poi alla fine avevano pure il gusto di ironizzare, su queste sfide, e ognuno voleva naturalmente la vittoria per sé. Leggerezze che rendevano conto dell'atmosfera speciale che riempiva la vita di tutti i giorni – meglio, di quei giorni – in salsa biancorossa. Vasco Casetto ha cominciato a respirare l'aria del Menti nella stagione 1965-66, dividendosi i compiti con Elvenio Formichetti. Poco meno di una decina d'anni più tardi, nel 1973, il ruolo di massaggiatore è stato esclusivamente suo ed ha continuato a prestare la sua professionalità fino al 1988-89. Era il primo ad arrivare, con la sua “Ritmo” metallizzata, lasciando l'amata Arcugnano per rigenerare i muscoli dei suoi assistiti, raccoglierne confidenze, dispensare consigli, fare un po' da padre, fratello e confessore. Ha amato il suo lavoro, è stato amato dai giocatori che spesso radunava a casa sua, per qualche sauna rigenerante e, soprattutto, per qualche appuntamento di sapore eno-gastronomico che serviva a cementare il gruppo. Eccolo qui, uno dei tanti segreti del Real Vicenza. Si è fatto da parte soltanto poche settimane fa, a 84 anni, dopo una malattia che gli aveva riservato qualche sofferenza di troppo. Una buona rappresentanza di quel Real Vicenza non è voluta mancare al suo addio. Ci piace adesso immaginarlo ancora a sfidare Franco Binda in una di quelle corsette che hanno fatto anche la storia di un certo Vicenza. Magari con Marcello Mantovani in veste di giurato. Naturalmente con sciarpa bianca al collo.  

Andrea Libondi
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