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Real 40

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Real 40, Giussy Farina

07.04.2017

Real 40, Giussy Farina

«Volevo regalare a me e ai vicentini un sogno, sono stato preso da imbecille? Non importa, però forse non avevo tutti i torti se ancora oggi si parla del Real Vicenza». Con la solita ironia guidata da un'intelligenza arguta Giussy Farina ricorda la famosa estate del 78 quando andò alle buste con la Juventus per Paolo Rossi. Prima di partire il cda del Vicenza gli aveva raccomandato di non superare una certa soglia, perchè le casse biancorosse proprio non potevano permetterselo, ma lui fece di testa sua.  

«I dirigenti bianconeri mi fecero credere, tramite una soffiata, che avrebbero messo una cifra importante e io allora decisi di alzare un po' la posta, ma non misi una cifra fuori dal mondo, per me Paolo Rossi valeva davvero tanto, basti pensare che Pruzzo fu ceduto per un valore quasi uguale». 
Gli è tornata alla mente tante volte quella scena, il momento in cui lesse la cifra messa dalla Juventus, ma ancora adesso il presidente Farina dice: «Quella volta vinse la passione sul cervello e ne ho pagato un prezzo molto alto, sì a volte bisognerebbe restare freddi, ma che vita sarebbe senza sogni?».  

Si potrebbe stare ore ad ascoltare Giussy Farina perchè racconta le cose con sincerità e quando non lo fa gli si increspa il baffo ormai bianco. Come nacque il Real? «Una serie di casualità, ma su tutto due fattori: G.B. Fabbri e il gruppo di uomini che componeva quella squadra». Il Lanerossi era retrocesso in serie B, l'obiettivo era riportarlo in serie A. «Fin dall'inizio ero sicuro di aver messo assieme un ottimo gruppo, auguro a qualsiasi presidente di avere giocatori così, non faccio nomi di singoli, non sarebbe giusto, ma di tutti loro posso dire che erano seri e pronti a dare il massimo, questo non significa che a volte non ci sia stato da ridire, anzi, ma poi finiva sempre con una stretta di mano». Sorride Farina col suo fare furbo e racconta. «Come quella volta prima di partire per una tournèe negli Stati Uniti, ci fu una vera rivolta per i soldi che avrebbero dovuto prendere, a momenti perdiamo pure l'aereo, alla fine si partì e al primo incontro con i Cosmos vincemmo 4-0. Erano così quei ragazzi: si girava pagina e in campo davano tutto».

 

Nei ricordi del presidente biancorosso la figura di G.B. Fabbri spicca: «E' stato fondamentale per il Real Vicenza, uomo buono, preparato, con intuizioni uniche, però gli avevo dato anche un ottimo gruppo da allenare. Così come non mi stancherò mai di ripetere: nemmeno Paolo Rossi sarebbe stato Rossi se non avesse avuto al fianco compagni così, certo il campione ti fa ottenere risultati sorprendenti». Rimane il fatto che Paolo Rossi segnò quegli anni magici e Giussy Farina racconta così il suo arrivo a Vicenza: «Eravamo già in ritiro quando Vitali, il nostro bomber, una sera sparì. Dire che ci prese di sorpresa è ancora poco, non si sapeva cosa fare, fu Oscar Damiani a parlarmi di Paolo, mi disse che quando era alla Juventus aveva visto questo ragazzino veloce, forte nello scatto, tecnicamente valido, ma che aveva avuto anche tre operazioni alle ginocchia. Rossi era al Como e decisi di convocarlo e di vedere con i miei occhi. Fu una scommessa portarlo a Vicenza, ma in realtà si vedeva subito che era bravo, sopratutto era bravo a giocare a calcio, non una cosa scontata».

 

E quella squadra capace di risalire in serie A l'anno dopo se la giocò alla pari con gli squadroni più forti fino a diventare il Real Vicenza. «Però non dimentichiamo che il Lanerossi era stato 20 anni di fila nella massima serie, certo prima era abituato a perdere, poi invece si abituò a vincere. Il nome Real ce lo diede il bravissimo Giorgo Lago del Gazzettino per sottolineare il bel gioco che la squadra esprimeva, infine le dico una cosa, anzi la nego: arrivammo secondi ma solo perchè qualche punto ci fu portato via». 

 

Giussy Farina il presidente lo faceva quasi a tempo pieno. «Non ero di quelli che andava a vedere la partita e basta, ero sempre in sede e seguivo gli allenamenti, non per falsa modestia ma di calcio ne capivo e con G.B. Fabbri ci si scambiava le idee poi, ovvio, lui era libero di fare quello che riteneva più giusto». Purtroppo l'anno dopo dal secondo posto alle spalle della Juventus si arriva alla retrocessione. Farina sospira e con la saggezza di oggi ammette: «Mi fecero pagare la mia arroganza. Le racconto un episodio. Prima di arrivare alle buste venni convocato a Torino dall'avvocato Gianni Agnelli che mi disse senza tanti giri di parole: Rossi lo vogliamo noi e non vogliamo andare alle buste. Risposi: Rossi oggi è metà nostro, tra breve lo sarà del tutto e me lo tengo per un altro anno. Mi resterà per sempre il dubbio che mi sia stato fatto pagare quello sgarbo, ma lo compresi solo quando mancavano 7-8 giornate alla fine, bastava vedere che arbitri ci mandavano. Oggi so che nessuno ci avrebbe potuto salvare quell'anno». Lo sguardo di Giussy Farina è sempre fiero e ammiccando ci dice: «Ma che bello è stato aver detto no alla Juventus!». 

Alberta Mantovani
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