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Racconti d'Estate

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La strada del mare

20.11.2017

La strada del mare

Walter De Lorenzi


Non è giornata, davvero. Mi basta guardarti di straforo, lo sguardo fisso davanti a te, le mani strette convulsamente al cruscotto- corri troppo, mi dici, andremo a sbattere. Io non ci faccio caso: in fondo, se la memoria non mi inganna, anche quella volta, anni fa, sembrava che l’auto dovesse cappottarsi, lanciata come una rondine a velocità sostenuta- troppo sostenuta- su quel dannato spartitraffico, troppo alto e infatti qualche tecnico del comune in seguito capì la lezione e lo fece sostituire con uno più basso. Quella volta- ricordi? -l’auto decollò- una sensazione strana, come un corto al rallentatore- e piombò sulla ringhiera di un’ignara casa di periferia… Tu non dicesti nulla, allora te ne andasti con un cenno che doveva essere una specie di arrivederci. Mi spiegasti in seguito che preferivi il mio piglio sconsiderato, anche se non lo potevi ammettere con gli altri, quelli prudenti, quelli che guardano sempre dove mettono i piedi, fino a fermarsi- scherzavi sempre su questa cosa. Ma ora non ricordi e non capisci che in fondo oggi è un giorno d’estate qualsiasi, come tutti quelli di questa stagione priva di piogge. Ti agiti e sei così buffa ma alla fine devo darti ascolto, perché mi fissi con quello sguardo che non ammette repliche- abbiamo un appuntamento importante, dici, detesti mancare di parola, non è mai successo né vuoi che succeda ora. Ok, ti rassicuro, arriveremo puntuali e ci starà anche uno spritz al bar della spiaggia, il solito non troppo carico- sì o no? Tu annuisci, si vede che ti sei rilassata, guardi il paesaggio che sfila lontano, filari di pioppi e al di là campi e campi, casolari disegnati dal sole, la strada del mare, la stessa che da bambino facevo ogni anno alla fine della scuola- tu allora però non c’eri e non c’eri neppure quando si accendeva il falò in spiaggia per attendere l’alba. Non eri stata invitata, né allora né mai- rare volte accadeva e tu stessa talvolta stentavi a crederlo. Eppure eri sempre discreta, non facevi storie e te ne stavi in disparte, senza mai chiedere. Quando sarà sarà, dicevi, come una vecchia, saggia contadina, anche se i tuoi capelli neri risplendevano in pieno giorno e il tuo volto diafano aveva in sé la purezza della luna piena e l’eleganza dell’avorio.
E adesso che ti guardo, come è già successo altre volte mi sorprendo del fatto che per te il tempo sembri essersi fermato, mentre altrettanto non potrei dire di me, che pure mi difendo rispetto a certi coetanei che sembrano facsimili sbiaditi di un altro sé stesso perso chissà quando chissà dove. Ma ora spiegami perché, dopo tanti anni, sei qui - la fai facile tu, ti presenti bella bella, come se non fosse dipeso da te-il tempo è stato sempre un optional vago e indistinto per te- e dici: sono qui. Tu non parli volentieri di te stessa- lo so-preferiresti parlare di sciocchezze, del tempo o del gossip e invece ti ritrovi sempre a parlare di cose serie, a far la riflessiva mentre chissà, forse ti piacerebbe far saltare la tua agenda, le tue scadenze e dire: ragazzi, giornata libera per tutti, fate come se non ci fossi eh…
Perché non ora, allora? Perché non stacchi adesso e ti godi il mare con me? Lo leggo nei tuoi occhi che vorresti non esser più tu anche solo per un istante e che ti sei stufata del tuo lavoro senza ferie e senza possibilità di ripensamenti. Ma neppure la vista del mare, dapprima una striscia argentea, poi una tavolozza di verdi e di azzurri su cui si adagia delicatamente il lido trapunto di ombrelloni, sembra distoglierti da quel che devi fare, anche se ti mordi per una frazione di secondo il labbro, nervosa. Non mi guardi, preferisci distogliere lo sguardo, presa da pensieri che non vuoi condividere. Non capiresti- mi dicesti in modo sbrigativo anni fa e devo dire che hai pienamente ragione, allora non capivo ma oggi sento che qualche resistenza l’età l’ha tolta, l’ha smussata.
E allora sia, sia quel che dev’essere, rivela finalmente ciò che sta per accadere e per cui tu ti sei presa l’impegno di essere qui, su questo rettilineo che sta per inserirsi pericolosamente su una curva stretta. So che fino all’ultimo tu non mi darai preavviso e che quando sarà ti dispiacerà- socchiuderai gli occhi mentre l’auto si trasformerà in un intrico di lamiere e vetri in frantumi. Allora, solo allora mi guarderai, stringendomi la mano ormai inerte, per un breve istante, perché altrove ti attendono, sempre puntuale, sempre silenziosa, eterna fanciulla dagli occhi sfuggenti, Morte.

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