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Racconti d'Estate

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La gita con capriolo

09.11.2017

La gita con capriolo

Angela Ceron

L’ultima domenica di luglio, la più calda che io ricordi, la mia famiglia ed io abbiamo deciso di andare a fare una gita in montagna. Avevamo intenzione di camminare da Tresché Conca fino ad Asiago seguendo un sentiero segnato, chiamato “La Strada del Vecchio Trenino”, per poi concludere con un rilassante pic-nic. E’ un percorso che si alterna tra prati e boschi restando sempre ai margini del paese e lontano dalle strade trafficate; l’andatura usata solitamente è dunque molto tranquilla, dovendo gustare il magnifico paesaggio abitato da cerbiatti che, a volte, si riescono anche a scorgere.

Quel giorno, arrivati nel cuore di Tresché Conca, ognuno ha afferrato il proprio zaino e la propria felpa, perché avremmo dovuto attraversare due gallerie. La prima, la più corta, parte da Tresché Conca e termina a Cesuna, invece la seconda e la più lunga, parte dal bosco di Cesuna. Oltrepassata quest’ ultima siamo giunti a Canove, abbiamo proseguito verso nord finché non siamo arrivati nei pressi di un parcheggio, abbiamo attraversato la strada e abbiamo continuato per un sentiero segnato che ci ha portati all’entrata di un bosco. Lì ci siamo immersi in questa natura e abbiamo seguito il cammino frequentato da molti turisti.

Passato un po’ di tempo io ho sentito un rumore provenire dalla scarpata alla nostra sinistra, allora mi sono girata e ho notato un capriolo tra felci e cespugli; ho avvisato gli altri di non fare un altro passo e ho indicato loro l’animale. Era molto bello e ci fissava; capendo che non gli volevamo fare del male ha ripreso a camminare nascondendosi fra gli arbusti. Anche noi, imitandolo, abbiamo continuato la nostra camminata.

Questo percorso ci ha portati a seguire un’altra stradicciola di campagna confinata da vasti campi pascolati da cavalli e mucche. Alla fine di questa stradina siamo giunti ad Asiago: abbiamo sceso una ripida stradina, attraversato la strada e seguito un lungo marciapiede. Al termine di quest’ultimo siamo giunti in un vasto prato pieno di alti alberi: la nostra meta! Dopo aver scelto l’albero adatto per essere riparati dal sole, abbiamo steso sull’erba morbida le nostre coperte, ognuno ha preso il proprio panino e abbiamo cominciato ad abbuffarci.

Dopo aver bevuto e mangiato ci siamo rilassati con una rigenerante “pennichella”, però in seguito, annoiati, abbiamo cominciato a giocare a palla tutti assieme. Infine abbiamo ripulito tutto e siamo ripartiti.

Abbiamo percorso la stessa strada al contrario, anche se è stato molto più faticoso poiché è più difficile ripartire dopo un rilassante pic-nic. Nonostante questo ero felice: ogni passo che facevo ero sempre più vicina all’auto. Quando abbiamo terminato la seconda galleria ero entusiasta; abbiamo camminato ancora per poco, attraversato la strada e finalmente raggiunto l’automobile. Mio papà l’ha aperta e l’abbiamo subito caricata del peso degli zaini che le nostre spalle non riuscivano più a sostenere; abbiamo bevuto per idratarci e poi siamo ripartiti.

Giunti finalmente a casa ci siamo da subito seduti sul divano, ma poi abbiamo capito che non potevamo stare lì a lungo quindi siamo andati tutti a lavarci.

Dopo aver cenato con pasta e vari affettati abbiamo ripulito il tavolo; in seguito ci siamo preparati per andare a letto, rintanandoci in quello matrimoniale con l’aria condizionata accesa a guardare un film. Da quanto stanchi eravamo ci siamo addormentati e io, dato che mi sono svegliata per colpa dei suoni della televisione, sono andata a spegnerla e sono tornata sotto le coperte godendomi quel momento speciale che ci ha riuniti tutti.

(da biblioteca di Bolzano V.)

Angela Ceron
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