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18 novembre 2018

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Finestra sul mondo

14.04.2018

Vasco Rossi, Guccini, film per beatificazione di don Gallo

Vasco Rossi durante un incontro con Don Gallo
Vasco Rossi durante un incontro con Don Gallo

«Facciamo un appello al Papa perchè inizi il processo di beatificazione di Don Gallo». Lo hanno
chiesto Moni Ovadia e Cosimo Damiano Damato, il regista di "Prima che il Gallo canti", il documentario sul "prete degli ultimi" scomparso nel 2013 a 85 anni, presentato al Festival del cinema europeo di Lecce.
Nel film "non fiction", che ha come filo conduttore le canzoni italiane d’autore sul rapporto con Dio, a parlare di Don Gallo sono oltre a Ovadia, Dario Fo (in una testimonianza raccolta poco prima della morte) Vasco Rossi, Francesco Guccini, Stefano Benni, Roberto Vecchioni, Caparezza, Piero Pelù (che gli ha dedicato il brano Nel mio mondo), Erri De Luca, Claudio Bisio, Raf, Gaetano Curreri, Fiorella Mannoia, Patty Pravo, Federico Zampaglione, Vauro, Dario Vergassola, Paolo Rossi, Maurizio Landini e Don Luigi Ciotti.

 

«Secondo il talmud ogni generazione conosce 36 Giusti, che per il loro alto valore reggono il destino dell’umanità. Io nella mia vita ne ho conosciuti due, Teresa Strada (moglie di Gino, cofondatrice di Emergency, scomparsa nel 2009) e Don Gallo». Alla base del documentario c’era il progetto proposto dal regista a Don Gallo tra il 2011 e il 2012, di uno spettacolo in cui lui in scena avrebbe parlato della fede e del rapporto con la religione nel mondo di oggi attraverso le canzoni».

«Lui era entusiasta dell’idea e abbiamo cominciato a scrivere insieme il testo. I video di don Andrea nel film, vengono proprio dai nostri incontri - spiega Damato - tutti i proventi sarebbero andati alla sua comunità, cui saranno destinati anche i proventi del cofanetto con il dvd e un libro sul progetto che dovrebbe uscire a fine anno». 

 

Ad aprire il film  è Vasco Rossi, amico personale del sacerdote: «Come diceva don Gallo la grande forza che salva l’uomo, l’umanità e il mondo - dice il rocker di Zocca - è l’amore. Il grande miracolo che mi affascina, siamo noi, questa materia che nasce si moltiplica e muore. Siamo noi dio che creiamo le cose, i rapporti, le regole per convivere e che creiamo l’arte che ci permette di
sopravvivere alla miseria».

 

Nel film, musica e parole si intersecano secondo percorsi sorprendenti: da Benni che legge "Il testamento di Tito" a Zampaglione che canta "Vivere una favola"; da Claudio Bisio che legge "Dio è morto" a Caparezza per "Se io fossi un angelo", cantata anche da Fiorella Mannoia.
Proprio la canzone di Dalla è fra quelle sulle quali Don Gallo, sorridente e empatico, sempre con cappello e sigaro, dà la sua interpretazione: «Ciascuno di noi ogni tanto sente l’esigenza
della fede, di questo credere. La fede, non è una forza secolare, ma un dono».

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