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02.11.2017

Vita felice da hacker
“Noi siamo quelli buoni”

Vita felice da hacker: “Noi siamo quelli buoni”
Vita felice da hacker: “Noi siamo quelli buoni”

Hackerare sballa, regala una vertigine simile alla droga. L’affermazione è forte, ma è proprio questa la sensazione che prova chi vìola reti e sistemi informatici. Secondo uno studio di Europol un teenager che inizia con piccoli atti di pirateria, acquisendo via via sempre più fama e notorietà, fi no a diventare un vero hacker, prova una emozione totalizzante, che può fi nire davvero per creare dipendenza. Proprio come avviene con alcol e stupefacenti. Le tecniche di contrasto al fenomeno potrebbero essere mutuate dai piani elaborati per lotta al fumo e all’abuso di sostanze. Nel mirino degli hacker c’è ormai di tutto: solo negli ultimi mesi, i pirati della rete hanno colpito le elezioni, dal presunto attacco degli hacker russi durante il voto di USA 2016 alle intrusioni nella piattaforma Rousseau durante la scelta del candidato premier di M5S, i conti bancari , le serie televisive più in voga. Perfi no i pacemacker non sono rimasti immuni. A chi si diletta nelle violazioni hi-tech, si contrappongono quanti, con medesime conoscenze tecnologiche ma diversa etica, agiscono per proteggere i dati e le informazioni sensibili: sono gli hacker bianchi. Abbiamo incontrato alcuni di questi ragazzi in occasione dell’Hackathon di calcio che si è tenuto a Trento in ottobre. Sono arrivati in 158 da sei Paesi, quasi tutti maschi, under 25. Ci hanno raccontato la loro vita e soprattutto la nostra. Ci hanno spiegato che rischi corriamo senza rendercene conto. Quelli di Trento amano essere chiamati ‘innovatori’, dicono di essere hacker etici, bianchi, che proteggono la Rete da chi cerca di rubare dati, violare sistemi, infi ltrarsi. Si descrivono come semplici sviluppatori, che solo in casi estremi sfoderano le loro conoscenze per muoversi sul fi lo della legalità. Ma sempre a fi n di bene. Al Polo Meccatronica di Rovereto, a due passi da Trento, hanno aggirato il problema: gli hacker li allevano e li ‘educano’ affi ttando loro una postazione al prezzo simbolico di un euro al giorno. Qui, nella Silicon Valley d’Italia, questi ‘innovatori’ possono provare davvero a realizzare il proprio sogno hi-tech. Lo stabilimento è uno degli incubatori di imprese più importanti d’Italia.

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