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17.12.2015

Effetto watch,
orologi no
agli esami

Effetto watch, orologi no agli esami
Effetto watch, orologi no agli esami

Dal 2016 anche gli studenti dell’università di Kyoto non potranno presentarsi agli esami indossando l’orologio, nemmeno un modello classico, meccanico, magari ereditato dal nonno. L’ateneo nipponico è l’ultimo a introdurre il divieto, già presente in diversi atenei da Chieti a Londra, per assicurare corretto svolgimento delle prove scritte. La causa è la diffusione degli smartwatch, che possono mostrare appunti e collegarsi al web fornendo un aiuto al pari degli smartphone, già vietati. Con gli smartwatch sempre più comuni, e non sempre distinguibili a prima vista dagli orologi tradizionali, i divieti come quello dell’università di Kyoto stanno prendendo piede in diversi atenei. All’università australiana del Nuovo Galles del Sud, ad esempio, gli orologi vanno inseriti in un sacchetto trasparente da mettere sotto la sedia, mentre nell’università di Chieti e Pescara i sacchetti, con il nome del proprietario, vengono ritirati prima dell’esame e restituiti all’uscita. Nel Regno Unito sono diverse le università che hanno un regolamento ad hoc: ad Oxford e Cambridge gli orologi vengono esaminati da sorveglianti, mentre alla Southampton e alle londinesi Goldsmiths e City sono vietati. Stessa cosa in alcuni college e atenei Usa. L’università di Kyoto non è quindi l’unica a bandire gli orologi, ma di certo è tra le più sensibili al problema degli studenti che barano. Nel 2011 l’ateneo nipponico è infatti stato al centro di uno scandalo: un giovane alle prese con l’esame di ammissione ha pubblicato le domande su internet con lo smartphone per avere le risposte. Per questo è stato arrestato. Gli smartwhatch si stanno diffondendo sempre di più e le loro caratteristiche tecniche sono sempre più performanti, in alcuni casi, con il sistema Android lo smartwatch può addirittura funzionare in manisera autonoma rispetto al telefono, non dovendo così averlo con sè.

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