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22.02.2018

Chip a risparmio energetico
creato per Internet delle cose

Chip a risparmio energetico creato per Internet delle cose
Chip a risparmio energetico creato per Internet delle cose

Arriva il primo chip per la crittografia nell’Internet delle cose: consuma 400 volte meno energia dei software usati attualmente, utilizza un decimo dello spazio nella memoria e lavora 500 volte più velocemente. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), che hanno costruito il chip, hanno presentato i loro risultati alla Conferenza Internazionale sui Circuiti allo Stato Solido, tenutasi dall’11 al 15 febbraio a San Francisco. La maggior parte delle comunicazioni più sensibili sul web sono protette dalla cosiddetta crittografia a chiave pubblica, o asimmetrica, un tipo di crittografia eseguita dal software in cui il computer genera una coppia di chiavi pubblica e privata usata per cifrare e decifrare. La forza di questo sistema si basa sulla difficoltà di determinare la chiave privata corrispondente alla chiave pubblica. Tuttavia la crittografia a chiave pubblica non funziona nell’Internet delle cose, una rete che deve connettere molti sensori diversi, come quelli inseriti in veicoli, elettrodomestici o addirittura negli animali da allevamento. Questo tipo di sensori deve essere il più efficiente possibile nell’uso della batteria e non si può permettere l’energia e la memoria che usano i software. I ricercatori guidati da Utsav Banerjee sono riusciti a trasferire le funzionalità del software in un chip ad altissima efficienza energetica, più veloce e più economico, che rende le comunicazioni tra sensori molto più sicure.IoT in crescita anche in Italia L’Internet delle cose e la casa connessa sono due trend tecnologici in grande ascesa, anche in Italia. Nel nostro paese il mercato ha raggiunto quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% rispetto al 2016. È il dato che emerge da una ricerca dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano. L’incremento - secondo l’analisi - è in linea con la crescita dei principali paesi occidentali “anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori rispetto ad altri mercati europei”. Il 38% degli italiani possiede già almeno un oggetto ‘smart’ in casa ma il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi. A livello internazionale, la ricerca segnala la diffusione degli altoparlanti da salotto (home speaker) che connettono e gestiscono la connessione degli oggetti intelligenti in casa. Negli Usa sono già 35 milioni questi dispositivi venduti da Amazon e Google, non sono ancora arrivati sul mercato italiano.

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