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20.09.2013

Quando l'architetto è un attivista

S. Joseph Rebuild center, New Orleans: centro di accoglienza e di servizi creato dopo l'uragano  Katrina
S. Joseph Rebuild center, New Orleans: centro di accoglienza e di servizi creato dopo l'uragano Katrina

«La prima cosa che notiamo in un nuovo luogo nel quale entriamo è il suo odore o la sua temperatura: solo poi vediamo quello che ci sta attorno». La conoscenza è il frutto della combinazione e della sollecitazione di sensi diversi, di esperienze e aspettative che ciascuno porta in sé. Partendo da queste considerazioni, Dan Pitera ha costruito un metodo innovativo per i progettisti che si trovano ad affrontare una società in profondo cambiamento. L'incontro“Inside-Out - Esperienze d'inclusione urbana” domani alle 11.30 in Basilica Palladiana e curato da Ala-Assoarchitetti, considera come in gran parte dell' Occidente le città registrano la presenza d'importanti spazi urbani, abitativi e produttivi, che hanno perduto la loro funzione originaria, a seguito della deindustrializzazione e delle conseguenti trasformazioni socioeconomiche. Questo fenomeno, che coinvolge anche Vicenza, può essere ed è stato trasformato in opportunità d' inclusione e promozione sociale di alcune realtà in continua evoluzione. La rilettura e il riuso attivo e partecipato di edifici e spazi abbandonati, hanno consentito di proporre nuovi ed evoluti modi d'intendere la vita comunitaria, spostando il confine tra ambito privato e pubblico e creando nuove soluzioni. Si tratta di esperienze che potranno indurre riflessioni e offrire spunti per soluzioni innovative anche nella realtà italiana e vicentina e indurre politici e urbanisti a progettare un futuro dinamico di città con popolazione in calo, senza più necessità di espandersi fisicamente nel territorio. L'incontro vede al tavolo Dan Pitera, dell'University Detroit Mercy, che si auto definisce « un attivista politico e sociale mascherato da architetto», e si dedica allo sviluppo e al riutilizzo di spazi urbani promuovendo pratiche di partecipazione attiva dei cittadini sul territorio. Pitera, secondo un approccio innovativo e anticonvenzionale, ha raggiunto risultati tangibili in città problematiche quali Los Angeles, New Orleans e Detroit, dove i fenomeni derivati ad esempio dalla chiusura delle fabbriche automobilistiche a Detroit, hanno determinato effetti accelerati e di enorme impatto sulla struttura urbana e a volte dirompenti per i loro effetti sociali. Ed è proprio nelle persone che Pitera, ancor prima che negli spazi, cerca opportunità, leggendo “tra le righe” interpretando bisogni, aspirazioni, timori, per indurre una migliore qualità della vita. Il suo intervento conclude il workshop “Between the lines” rivolto a studenti e architetti, svolto in Basilica da martedì a oggi (i risultati domani in Basilica alle ore 10). Il workshop riflette su alcune aree dei quartieri residenziali ovest di Vicenza, attraverso un approccio che non trova soluzioni ma come dice Pitera «rivela significati nascosti e stimola tradizioni future», dove per tradizione non si intende la storia, ma la vocazione del proprio quartiere o della propria comunità in generale. Quale ruolo positivo gli spazi abbandonati o sottoutilizzati potranno avere sul futuro delle città che saranno oggetto di estesi fenomeni di de-industrializzazione, qualora si considerino le aree inutilizzate non come deficit, ma come luoghi da valorizzare e mettere nuovamente a disposizione della società civile? Ospiti dell'incontro anche Fortunato D'Amico e Paolo Mighetto di Aiapp, Associazione italiana di architettura del paesaggio che parleranno delle “Farming city” viste dal punto del cittadino e dell'amministrazione, in particolare dell'esperienza di Torino.*consigliere Ala-Assoarchitetti

Marcella Gabbiani*
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