18 febbraio 2019

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Il libro della mia vita

21.01.2019

Vivere con ambizione
Nove storie "maschili"

La copertina del libro
La copertina del libro

CASSOLA Addentrarsi nella quantomai fitta foresta della letteratura odierna può rappresentare una perigliosa, e talora insoddisfacente, avventura. Se vi avverrà di avere tra le mani l'opera di David Szalay, tuttavia, il vostro errare non sarà stato vano. Tutto quello che è un uomo. Già dal titolo si evince che il filo rosso della narrazione è come l'uomo, maschio, di oggi, si muove nel mondo e nella vita. Che cosa vuol dire essere uomini in Europa nel Terzo Millennio? Innanzitutto, vuol dire viaggiare. Questo romanzo mascherato da collezione di racconti, dal sapore vagamente "joyciano", è infatti una caleidoscopica prosa poetica che narra di persone e di luoghi dell'Europa di oggi. Il viaggio è ricerca, talvolta anche infruttuosa - una metafora neanche troppo estranea della vita, e specie della nostra vita attuale. Un'esistenza, la nostra, di cui siamo chiamati a dar forma, di giorno in giorno, di anno in anno, senza poter contare su una ricetta preconfezionata: per dirla con Sartre, l'uomo è ciò che si fa, è ciò che sceglie di diventare. È questo che trasuda dai varchi aperti sulle vicende dei personaggi: in ogni racconto, il lettore si trova a scrutare uno sprazzo nella vita di ciascuno di questi, mentre sono intenti a crearsi una via nei meandri dell'esistenza. Esattamente come noi, essi non conoscono la meta né il senso del proprio essere gettati qui e ora. Di capitolo in capitolo, di stagione in stagione, il tempo scorre inesorabile, sia per i lettori che per i personaggi, senza che questi interrogativi siano chiariti. Aeterna amemus, non peritura, è il motto su cui si interroga il protagonista dell'ultimo capitolo. Come possiamo amare ciò che è eterno, quando tutto intorno a noi, compresi noi stessi, è destinato a perire? Quando il nostro stesso essere è tempo? Se non che, ci accorgiamo, è il divenire stesso l'unica cosa che mai diviene, che mai si dissolve, l'irrequietezza immota: l'unica dimensione esperibile dell'eternità.Testo inviato dalla biblioteca di Cassola

Anastasia Martin
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