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16 novembre 2018

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Il libro della mia vita

10.08.2018

Le "regole" di Carofiglio
e la gioventù militante

Il libro di Gianrico Carofiglio
Il libro di Gianrico Carofiglio

CAVAZZALE

Dei libri di Gianrico Carofiglio sino a qualche mese fa non avevo contezza e l'ho conosciuto dopo alcuni interventi in trasmissioni televisive. Ho saputo, così, che era un magistrato e che scrive libri che sanno molto di gialli. Ho sempre avuto una propensione a leggere racconti e romanzi scritti da gente impegnata e che, poi, si rivelano come delle storie vissute in prima persona. E, inoltre, ha una cosa fondamentale che lo contraddistingue: è di sinistra. Cosi, eccomi in biblioteca a prendere "Testimone inconsapevole", "Le perfezioni provvisorie", "Ad occhi chiusi" e "Ragionevoli dubbi". Viaggio molto in bicicletta e leggere durante i tragitti in treno per arrivare nei luoghi di destinazione per le mie uscite mi crea una situazione di benessere e di passatempo. Ho scoperto, così, i racconti in cui Carofiglio, da un lato racconta le storie dell'avvocato Guido Guarneri alle prese con vari casi penali e dall'altra racconti e storie che spesso lasciano l'amaro in bocca per i casi irrisolti. Il libro dei quattro che più mi è piaciuto è stato "Ragionevoli dubbi" in cui, come è scritto nella prefazione, si intravede subito «il meccanismo preciso degli intrecci... nelle pieghe più avventurose e reali, legali, pratiche ed umane, del sistema del processo e dell'inchiesta giudiziaria». Il libro mi ha appassionato perché mi sono rivisto nel personaggio di Guarneri, uomo di sinistra che, chiamato a difendere un presunto delinquente, lo riconosce come la persona che da giovane era un picchiatore fascista con il quale aveva avuto a che fare e dal quale aveva ricevuto percosse perché portava l'eskimo. In questo mi sono rivisto perché anche il sottoscritto, che da giovane militava in gruppi quali Lotta Continua, era stato bersaglio, mentre frequentava l facoltà di Scienze Politiche a Padova, dei fascisti che avevano teso un'imboscata a me ed a e altri due amici solo perché portavamo l'eskimo. Il finale vede l'assoluzione dell'assistito ma anche la rabbia per la burocrazia della giustizia italiana.

Testo inviato dalla Biblioteca di Monticello Conte Otto

Delfino Sartori
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