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22 settembre 2018

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Il libro della mia vita

06.08.2018

Le irripetibili
emozioni dei
personaggi di Hugo

Il libro della mia vita
Il libro della mia vita

L'ho letto a dodici anni. Se ne stava lì, sugli scaffali dei miei genitori, in mezzo ad altri libri grandi e pregiati. Deve avermi attirato il titolo: I Miserabili. La mole di circa millequattrocento pagine, suddivise in due volumi, non mi ha scoraggiata. La curiosità era la mia unica guida. Ricordo le lunghe descrizioni di Victor Hugo, le sue interminabili premesse, la sua lentezza nell'entrare nel vivo dell'azione. Eppure mi intestardivo tenacemente su quelle pagine, sfuggendo la tentazione di saltarne alcune a pie pari. Tentazione che, confesso, ha quasi avuto la meglio davanti alla particolareggiata descrizione delle fogne di Parigi. Mi vedo ancora con il libro sulle ginocchia mentre sono seduta sui gradoni della palestra, aspettando che mio fratello finisca la lezione di karate. Non sento né grida né rumori, non faccio caso alla scomodità della posizione, sono immersa nella descrizione della vita delle suore di clausura nella Francia del 1800. Poi eccomi nel salotto dei miei, catturata dalla narrazione delle vicende della povera Fantine. Faccio il tifo per la figlioletta Cosette, maltrattata dai perfidi Thénardier e salvata da Jean Valjean. Mi è simpatico questo Jean Valjean, gigante buono perseguitato dal poliziotto Javert nonostante non faccia che aiutare gli altri. Tra i personaggi mi colpisce in particolare il piccolo Gavroche, ucciso sulle barricate durante l'insurrezione repubblicana di Parigi del 1832. Ancora adesso, quando qualcosa nella mia vita non va come vorrei, mi metto a canticchiare alcune strofe della sua canzone: «Je suis tombé par terre, c'est la faute a Voltaire, le nez dans le ruisseau, c'est la faute a Rousseau». Non ho più riletto I Miserabili, anche se sono anni che mi riprometto di farlo. Qualcosa mi trattiene, forse la consapevolezza che la bellezza di quel libro, il suo essere così speciale, sono in qualche modo legati al passato e che rileggendolo non ritroverò più le stesse emozioni provate quando avevo dodici anni.

Testo inviato dalla Biblioteca di Bassano del Grappa.

Angela Maria Alberton
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