23 marzo 2019

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Il libro della mia vita

22.10.2018

La lezione di Malala
I sogni non si uccidono

La copertina del libro
La copertina del libro

LONGARE

«La mia scuola era un paradiso. Perchè dentro la Khushal School volavamo su ali di conoscenza. In un paese dove alle donne non è permesso uscire di casa senza un uomo, noi ragazze viaggiavamo lontane dentro le pagine dei nostri libri(...) Il mondo impazzito poteva andare avanti fuori dalle mura della nostra scuola. Dentro potevamo essere chi volevamo.» Malala Yousafzai è una ragazzina del Mingora, Pakistan. Cresciuta in un paese in cui il ruolo della donna è nettamente sottovalutato; fin da piccola si appassiono’ all’istruzione e con determinazione e supporto del padre e della famiglia (una fortuna rispetto alla maggior parte delle sue coetanee) lottó per continuare ad andare a scuola, anche quando la presenza del terrorismo nel suo Paese glielo impediva e si faceva sempre piú minacciosa per la sicurezza sua e del padre. Il carattere forte e testardo, sempre pronto a lottare per i suoi obiettivi sembra proprio esserle destinato, in quanto il suo nome ricorda la figura di “Malalai” un’ eroina della tradizione Pashtun (un gruppo a cui appartiene la sua famiglia) che giudó guerrieri locali verso la vittoria, con il coraggio di lottare per ció in cui credeva. «Sono cresciuta sentendo la parola “terrorismo”, ma non ho mai capito cosa volesse dire veramente. Fino ad adesso. Terrorismo è diverso da guerra -dove soldati si affrontano in una battaglia. Terrorismo è paura tutto intorno...». Questa autobiografia scritta dalla piú giovane attivista e vincitrice del Premio Nobel per la Pace è un romanzo scritto senza alcun rancore e rabbia, ma colmo di speranza e fiducia in un futuro diverso, come lo è la scrittrice, anche dopo l’incidente subito (nel 2012 fu colpita in testa, da un terrorista). È proprio questo lo spirito con cui il lettore si immerge nella storia della protagonista. «Sì, i Talebani mi hanno sparato. Ma possono solo sparare ad un corpo. Non possono colpire i miei sogni, non possono uccidere ció in cui credo, e non possono fermare la mia campagna per vedere ogni singola ragazza e ragazzo a scuola».

Testo inviato dalla biblioteca di Castegnero

Daniela Frankland
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