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18 novembre 2018

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Il libro della mia vita

28.08.2018

Buber insegna a vivere
nella radice dell’essere

La copertina del libro
La copertina del libro

ROSÀ

Alcuni giorni fa ho ripescato dentro un vecchio baule in mezzo a una moltitudine di libri, un tesoro nascosto " il Cammino dell'uomo" di Martin Buber. Si tratta di un'opera concisa nell'esposizione, ma profonda di significato, basata sulla filosofia chassidica, tratta da una conferenza che l'autore Martin Buber (Vienna 1879-Gerusalemme 1965) dottore in filosofia, tenne al Congresso di Woodbrook a Bentveld nel 1947 e pubblicata per la prima volta nel 1948 all'Aia da Pulvis Viarum. È un insegnamento morale e pedagogico che permarrà incessantemente nel mio cuore da divulgare alla generazione futura, ma che comunque è adatto all'uomo di ogni tempo e luogo nell'attimo in cui Dio si rivolge all'individuo con la domanda: "Uomo, dove sei?". Alla sua chiamata, il più delle volte, quest'ultimo si occulta come Adamo nel giardino dell'Eden perché è più semplice sostare dietro false barriere innalzate da lui stesso, per sottrarsi alle responsabilità quotidiane, che uscire allo scoperto e affrontare il proprio destino. All'ombra del vecchio ulivo, il mio albero preferito della fanciullezza, sono sprofondata nella lettura di quest'opera d'arte che aiuta chi legge ad iniziare un cammino di guarigione dell'anima che può essere pieno di insidie e tentazioni, ma alla fine anche se si scelgono vie diverse per seguire Dio, come la preghiera, il digiuno, lo studio; l'importante è ritornare alla radice dell'essere. L'uomo deve raggiungere il suo sé. Pensiamo al "Golem" di cui parla R. Hannoch citato nel libro di Martin Buber. Al mattino, costui senza intelligenza, non riusciva a ritrovare gli abiti tolti la sera prima, così annotò su un foglietto dove posava ogni capo di vestiario. Ma poi si chiese: "Io dove sono?" Questo succede anche a noi. Quindi per giungere al nostro sé è necessario togliere le cose senza valore che ingombrano la nostra vita, così inizia l'autentica crescita umana che non è puro egocentrismo. Buber invita gli uomini ad avviarsi per un sentiero in concordanza con gli altri, per riuscire a salvare il mondo.

Testo inviato dalla Biblioteca di Bassano del Grappa

Selenia Filippi
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