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10.03.2013

Conclave, è sfida a due
In corsa Scola e Scherer

Gli accessori degli abiti del futuro Pontefice esposti nella vetrina della sartoria Gammarelli, Roma. FOTO ANSA
Gli accessori degli abiti del futuro Pontefice esposti nella vetrina della sartoria Gammarelli, Roma. FOTO ANSA

ROMA. di Nina Fabrizio e Fausto Gasparroni


Mentre i cardinali nella nona congregazione generale hanno chiesto il miglioramento del lavoro della curia romana, indice di una diffusa aspirazione a una riforma, si rincorrono parallelamente le indiscrezioni secondo cui, alla vigilia dell'ingresso in Sistina, si sarebbero formate due candidature più forti delle altre che sarebbero già dotate di due pacchetti consistenti di voti. Si tratta dell'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, che, secondo i bene informati conterebbe su una provvista di 37 voti, e del brasiliano Pedro Odilo Scherer, che, invece, ne avrebbe, al momento 29. Tuttavia, all'approssimarsi dell'appuntamento del conclave, si registra anche il fatto che molti dei 115 elettori non hanno ancora manifestato un orientamento preciso, il che lascia pensare che i giochi siano ancora del tutto aperti.



Molti cardinali sarebbero infatti ancora alla ricerca di un nome che possa rappresentare una svolta per una Chiesa il cui problema numero uno è la fuga dei fedeli. Diversi porporati contano sugli incontri delle prossime ore, in particolare, sulla giornata di domenica, libera dalle congregazioni generali, riunioni formali dove non sempre è possibile intavolare discussioni in merito alle candidature, per individuare una figura carismatica che sia anche in grado di fare "gioco di squadra" ai fini di un più efficace e condiviso governo della Curia romana e delle chiesa in genere.



Al di là quindi dei nomi che più circolano in questi giorni, tra i porporati, si respira anche un clima di disagio e preoccupazione proprio perché all'orizzonte non ci sarebbe quella figura capace di mettere d'accordo tutti. Per questo, le candidature emerse finora sono del tutto preliminari e non è detto che abbiano i numeri per arrivare al traguardo finale. Quella che ad oggi appare più forte, è la candidatura di Scola, nome su cui si sarebbe trovata una intesa a vasto raggio che poggia su una convergenza di cardinali stranieri, intenzionati ad affidarsi a una personalità italiana come quella del cardinale di Milano, stimatissimo da Papa Ratzinger, e di forte affidabilità sul piano della dottrina.



Una figura come quella di Scola, impegnata anche nel campo interreligioso con la sua fondazione Oasis e che ha intessuto molti legami e amicizie nelle diocesi di tutto il mondo con l'organizzazione l'anno scorso a Milano del Forum mondiale delle famiglie. Su Scola punterebbero diversi porporati americani, latinoamericani, nordeuropei, polacchi, tedeschi ma anche qualche italiano. Un fronte motivato anche dalla volontà di imprimere una svolta alla passata gestione della curia romana, segnata dagli scandali, con un personaggio dal profilo specchiato. Il brasiliano Scherer, uomo a capo della più grande diocesi del mondo, San Paolo, è invece sostenuto da un grande elettore come Giovanni Battista Re, ed esprimerebbe una linea "conservatrice" e di continuità con l'attuale gestione della curia. Scherer, infatti, cresciuto alla Congregazione dei vescovi quando era guidata proprio da Re, ha sempre mantenuto un legame con Roma ed è molto addentro anche agli aspetti della gestione economica come membro della commissione di vigilanza dello Ior.



Sarà subito dopo l'xtra omnes, già alla prima votazione, il banco di prova delle due candidature. Si vedrà lì quella che riuscirà a mettere insieme il pacchetto più numeroso di voti. Anche il fatto che una delle due, nei successivi scrutini, possa decadere potrebbe liberare un discreto numero di voti a favore di quella più forte con la possibilità che già in breve si raggiunga il quorum dei 77 voti necessari per l'ascesa al soglio di Pietro. L'alternativa, invece, se i due blocchi restano compatti e si confrontano per più votazioni è che alla fine per superare lo stallo emerga un terzo candidato, di "mediazione". Ed è qui che potrebbero recitare la loro parte il franco-canadese Marc Ouellet, gradito a diversi latinoamericani anche per la sua passata esperienza in Colombia e come attuale presidente della pontificia commissione per l'America Latina, oppure l'ungherese Peter Erdo, uomo di frontiera con l'Est ma anche da tre mandati presidente dei vescovi europei. Se neanche queste fossero le soluzioni percorribili potrebbe aprirsi la strada per degli outsider.



Circolano i nomi del filippino Louis Antonio Tagle, considerato un "trascinatore di folle", uomo di grande carisma e spiritualità ma fin troppo giovane dati i suoi 55 anni; il messicano Francisco Robles Ortega e l'italiano Giuseppe Betori. Decisivi più che mai sono i prossimi due giorni. Molti sono i porporati che sentono l'esigenza di confrontarsi ancora alla ricerca della personalità che rappresenti la svolta. La situazione di incertezza è tale che i conciliaboli e le trattative continueranno quasi fino all'extra omnes



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