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22 settembre 2018

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07.04.2009

Giacomo Tosato, alias Giakomo

L’iter artistico di Giacomo Tosato, alias Giakomo, non è stato facile, benchè sia iniziato quasi attraverso una “predestinazione”. Gli studi come grafico, il corso di computer grafica e le diverse esperienze lavorative presso studi professionali di grafica, hanno alimentato il suo bisogno di dialogo con l’esterno, adottando il colore come mezzo primario espressivo. Uscito dall’ambito della grafica di committenza, giakomo si è volutamente avvicinato al difficile mondo dell’esperienza artistica artigianale che tutt’oggi è per lui fonte di grandi soddisfazioni e gratificazioni. Il percorso di giakomo inizia effettivamente nel 2003, una prima fase in cui il giovane artista si trova a confrontarsi con il pubblico e con i propri dubbi. Questa è la fase del RICICLO di oggetti che vengono in qualche modo “captati” e rianimati dalle abili conoscenze cromatiche dell’artista. giakomo ha una forte capacità di dialogo intimo con gli oggetti. In questo primo approccio con l’arte, giakomo sfrutta la potenzialità del mezzo espressivo per equilibrare un disagio interiore dovuto forse ad una accentuata sensibilità : ecco che gli oggetti recuperati per giakomo sono come piccoli frammenti del proprio Io, e vengono analizzati, capiti, quasi “curati” con una ricetta i cui componenti sono colori, colori e ancora colori: gialli, azzurri, aranci, rossi, blu e blu intenso. Un’esplosione di segni, di scritte che ridefiniscono l’identità a quell’oggetto dimenticato e reso inservibile dal tempo e dall’usura. Ritrovare l’identità perduta dell’oggetto, conferendogli una nuova anima, è per giakomo una sfida, una reazione positiva a situazioni poco piacevoli del proprio vissuto. Le opere della prima fase lavorativa presentano disegni coloratissimi, una jungla di scritte, dichiarazioni, materie su materia, smalti che ridonano vita e luce a vasi, damigiane, coperchi di pentole, biciclette, botti, balconi, frigoriferi, bottiglie e oggetti di ogni sorta con i quali giakomo instaura un legame così intimo da non riuscire quasi a separarsene. Questo feeling con la materia lo induce alla ricerca di nuove proposte espressive; è il periodo in cui frequenta per un anno, motivato da Vico Calabrò, la stamperia Busato di Vicenza, sperimentando le tecniche incisorie. Il 2005 vede giakomo alle prese con l’affascinante manipolazione della ceramica. Segue un corso a Nove dal maestro Roberto Rigon. Il passaggio è fondamentale poichè giakomo si trova a dover “inventare” nuove forme dell’oggetto e non “ritrovarlo” già formato. Altra sfida che per l’artista si traduce in una ulteriore prova della propria evoluzione artistica e un nuovo modo di confrontarsi con un pubblico ancora più attento ed esigente. Ecco che le ultime opere risultano quasi ripulite dalle impurità; la stesura delle linee e degli elementi decorativi è addolcita, e i colori meno urlati assumono l’eleganza e la fresca creatività dell’oggettistica anni settanta. La tavolozza dei colori si compone di tinte che variano tra i marroni, le creme i bianchi e appare anche il nero, il “non colore” che giakomo all’inizio della sua carriere aveva rifiutato. Le forme iniziali delle ceramiche di questo nuovo momento espressivo sono ancora poco definite, sembrano quasi degli “ingranaggi”, forse un dichiarato stato d’animo di passaggio cha va dal primo periodo stimolante, ma non ancora maturo, ad una fase, quest’ultima, di effettivo equilibrio e autonomia nel dialogo con la materia e il colore, con il pubblico e soprattutto con se stesso. Dal 2006 ad oggi Giakomo ricrea composizioni e nuove forme in ceramica, oltre a dipinti su tela, lampade, sedie e altri oggetti sempre rianimati da forme e colori che oramai sono diventati un marchio, uno stile con cui l’autore si fa riconoscere. Propone delle opere che si possono definire complementi d’arredo firmati, e nel guardarli si è avvolti da un intenso piacere visivo che ci trasporta in un intimo dialogo con il mondo sensibile di giakomo

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