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02.02.2013

«La Lega a Roma per vigilare»

Maria Rita Busetti, segretario provinciale della Lega nord
Maria Rita Busetti, segretario provinciale della Lega nord

SCHIO. È il partito più “anziano” d'Italia, ma ha rifatto la carrozzeria a suon di pensionamenti eccellenti e ora sente di avere i titoli per presentarsi con un motto: «Rinnovamento». Nuovi i candidati e la sede in cui presentarli, ma «immutato lo spirito»: fuori Manuela Dal Lago, Stefano Stefani, Paolo Franco; dentro Filippo Busin, Erika Stefani, Luciano Todaro. Addio ai nomi noti, la Lega nord candida al Parlamento figure finora conosciute solo dentro il partito, nei loro paesi d'origine o poco oltre. Certo, quasi tutti fedelissimi del nuovo corso targato Roberto Maroni e Flavio Tosi. Già la sede della presentazione dei volti nuovi, la fabbrica Saccardo a Schio, è segnale di un nuovo clima. E l'assenza, in sala, di quasi tutti i parlamentari uscenti, tranne Manuela Lanzarin che è ricandidata, è un “dettaglio” tutt'altro che trascurabile. Il baricentro provinciale del partito bossiano era Vicenza, ora non più. «Vogliamo rappresentare tutto il territorio: le candidature lo dimostrano», dice Maria Rita Busetti, segretario provinciale, thienese, come il candidato Busin, secondo alla Camera, e come il commissario della Provincia Attilio Schneck e al pari di Marino Finozzi, assessore regionale e membro del Federale. Pure il Bassanese è ben rappresentato: ci sono Todaro, l'ex bossiana Lanzarin e, in platea, anche Mara Bizzotto, vice di Tosi. «Ma c'è anche il Basso Vicentino, con Antonio Mondardo, l'Ovest, con Erika Stefani, Vicenza città con Paola Bastianello», ricorda Busetti.

«ULTIMO TRENO». Per la scenografia, la segretaria ha scelto l'archeologia industriale: sullo sfondo un manifesto con la foto di un vecchio treno lanciato sui binari e uno slogan: «Ultima chiamata per salvare il Nord». È il richiamo «per i nostri elettori, perché se non riparte l'economia del Nord il Paese arranca». «C'è un serbatoio di indecisi, proviamo a convincerli», incalza Busin, l'unico certo di un'elezione, ma anche Todaro, Stefani (trissinese, nessuna parentela) e Lanzarin sperano di farcela.
«VIGILARE A ROMA». La nuova pattuglia leghista è motivata, e alla fine si ferma davanti alle telecamere per registrare una serie di spot pubblicitari: per alcuni di loro un debutto assoluto. Ma è anche consapevole delle difficoltà della sfida: negli ultimi 11 anni la Lega ha governato per otto e mezzo, ma anche il federalismo fiscale è abortito prima di vedere la luce. «Quella era una Lega che ha tentato di cambiare le cose, ma non ci è riuscita - ammette Busetti -. Ora questo manipolo di candidati che va a Roma è una parte della Lega; a noi Roma interessa fino a un certo punto, nel senso che è difficile cambiare le cose dal centro, mentre è qui, sul territorio, che vogliamo agire per una nuova politica». Il treno per Roma, restando in metafora, «è andata/ritorno: in Parlamento andiamo a vigilare».
«LA MACRO REGIONE». Archiviate secessione e devolution, e con il federalismo ancora in canna, ora la meta si chiama «macro regione», ricorda Lanzarin. È quella che fa digerire l'alleanza col Pdl: a Berlusconi (e anche alla Lega) serve per le Politiche, per il premio di maggioranza al Senato; ma alla Lega interessa soprattutto per le Regionali in Lombardia e, dice Busin, per «governare le tre maggiori Regioni del Nord e trattenere il 75% delle tasse. Siamo alleati con partiti nazionalisti? Sì, ma più voti prendiamo e più si fa pesare il Nord».
«CRITICHE? I SOLITI TRE». L'ultima battuta non può che essere sui parlamentari assenti: «Io ho invitato tutte le segreterie e chi voleva venire», spiega Busetti. Mancano i bossiani, la Lega “di ieri”: «Non è vero - ribatte la segretaria - ci sono Lanzarin e Mondardo». Del resto sono tra i candidati e sarebbe stato clamoroso non vederli nel giorno delle foto di gruppo. Ma la Lega che brontola è rimasta a casa. «Quelli che mandano lettere anonime di contestazione? Sono solo in tre, sempre gli stessi: non è vero che la Lega è spaccata». E sulle candidature firmate Tosi, conclude: «La candidaura non è un diritto; è una scelta che fa il partito e si accetta per spirito di servizio». Chissà cosa ne pensa chi, sul treno, stavolta non è salito. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Scorzato
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