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08.02.2013

Elezioni, gara di promesse La Cei: l'Italia non ci casca più

Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante un comizio elettorale
Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante un comizio elettorale

ROMA A due settimane dalle elezioni i leader politici rilanciano le proposte su fisco, lavoro e imprese. Mario Monti torna a promettere il taglio delle tasse, dall'Irpef all'Irap, mentre Silvio Berlusconi pronostica quattro milioni di nuovi posti di lavoro grazie alla detassazione dei contratti. Poi però si corregge: «Ho tirato fuori solo una ipotesi cercando di vedere se c'è gente di buon cuore». Più cauto sul fronte programmatico il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che insiste sui 50 miliardi di euro in 5 anni per chiudere una vicenda annosa come quella dei crediti della pubblica amministrazione nei confronti delle aziende, e che definisce quelle del Cavaliere idee demagogiche che «insultano gli italiani». Promesse ridicole, è la stoccata del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che ci tiene a mettere in evidenza la scelta sua e degli alleati di non cedere alla politica degli annunci. Il leader dell'Idv Antonio di Pietro, invece, accusa indistintamente tutti i partiti di «ipocrisia». Ma ecco che, tra gli annunci dei candidati premier, si inserisce la voce del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, che invita al realismo. «Gli italiani hanno bisogno della verità delle cose, senza sconti, senza tragedie, ma anche senza illusioni», perché «la gente non si fa più abbindolare da niente e da nessuno», dichiara il capo dei vescovi, in risposta a una domanda sulle promesse di condoni e di riduzione delle tasse. Le priorità del Paese, dichiara Bagnasco in apertura del convegno del Movimento cristiano lavoratori, sono «lavoro, famiglia e riforme dello Stato». «QUATTRO MILIONI DI POSTI». È la nuova ipotesi choc di Berlusconi, da usare come arma per risalire i sondaggi che, assicura lui, «danno il Pdl a soli 1,7 punti dal centrosinistra». È stato però costretto a correggere il tiro declassandola a un appello agli imprenditori ad assumere i disoccupati. E ha dato la colpa del «malinteso» alle tv. Nel monologo di un paio d'ore all'Auditorium di Roma il Cavaliere se l'è presa con Bersani che proprio sulla promessa dei 4 milioni di posti lo aveva duramente attaccato: «Aspettiamo ancora il primo milione che Berlusconi promise tanti anni fa. Io registro solo che negli ultimi tempi abbiamo perso 700 mila posti di lavoro». Il Cavaliere ha quindi imitato il leader del Pd e il suo modo di parlare emiliano. Bersani ha replicato: «Silvio è forte come cabarettista». Scelta Civica, la lista del Professore, sceglie invece di rendere pubblico il proprio «piano economico»: l'obiettivo di un eventuale Monti-bis sarà la riduzione della pressione fiscale per 15 miliardi e il dimezzamento dell'Irap per il settore privato. Sì poi alle dismissioni: 130 miliardi da mettere insieme tra patrimonio immobiliare e mobiliare, a partire da realtà come Bancoposta. «NIENTE INCIUCI». La forbice tra Pd e Pdl si riduce a 4 punti, secondo i sondaggi Swg e Technè, lasciando intravedere scenari di paralisi o di maggioranze di difficile composizione. Uno spettro che Bersani vuole allontanare: «Gli italiani prenderanno una chiara direzione». Ma senza una maggioranza chiara, spiega, anche a chi dentro il partito minaccia il ritorno al voto, «un Paese serio non torna al voto ogni giorno», convinto che tanto Monti quanto Vendola si acconceranno ad un'intesa. Quindi promette: «Niente inciuci». Ed esclude una nuova larga coalizione. Bersani ha comunque deciso di non sottovalutare la rimonta del Pdl né di ignorare Grillo. La battaglia cruciale continua a giocarsi nelle regioni in bilico, in particolare in Lombardia, dove, insieme a Vendola e Tabacci, Bersani. manifesterà domenica a sostegno di Ambrosoli. A far ben sperare il centrosinistra è che tra i montiani sembra aver fatto breccia l'appello di Ilaria Borletti Buitoni a sostenere il candidato Pd.

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