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20 anni, ma sembra ieri...

24.05.2017

Pieraldo Dalle Carbonare

L'ex presidente biancorosso Pieraldo Dalle Carbonare
L'ex presidente biancorosso Pieraldo Dalle Carbonare

Pochi giorni dopo la conquista della Coppa Italia Pieraldo Dalle Carbonare riceve in carcere a San Vittore, dove è detenuto, una fotografia con dedica. «Questa è la sua Coppa con stima e riconoscenza. Grazie Pieraldo. Con affetto il suo capitano Gianni Lopez».

 

È un'esplosione di emozioni che vanno dalla gioia alla rabbia. Così forti, che ancora oggi a distanza di vent'anni, al solo ricordarle fanno cambiare espressione a Pieraldo Dalle Carbonare che con gli occhi lucidi ammette da vero uomo: «È stata una delle poche volte in cui ho pianto nella mia vita». Perché la vittoria in Coppa Italia da parte del Vicenza, il 29 maggio 1997, è coincisa con uno dei momenti più tristi della vita dell'ex presidente biancorosso. Non è facile raccontare certi eventi, ma Pieraldo lo fa con semplicità e nessuna vergogna, perché ancora oggi ripete convinto: «Non ho fatto nulla di male, ho subito un'ingiustizia, dico di più: appropriarsi del Vicenza fu una sottrazione indebita tanto che, quattro anni dopo, quando uscì la sentenza mi venne riconosciuto». Perchè il club biancorosso all'epoca valeva davvero tanti soldi e Dalle Carbonare racconta: «I giocatori erano tutti di nostra proprietà, il club era in serie A, non aveva debiti e in banca aveva un cospicuo conto. Basti pensare che dopo appena tre anni della mia gestione la plusvalenza relativa ai soli giocatori di proprietà del Vicenza era miliardaria». I trionfi del club biancorosso dell'era Dalle Carbonare nascono da lontano: «Solo io so quanto ho tribolato per portarlo a certi livelli partendo dalla serie C».

 

Pieraldo diventa presidente del Vicenza che non aveva ancora compiuto 37 anni e gli inizi sono durissimi arrivando ad un soffio dalla retrocessione in C2 nel drammatico spareggio col Prato giocato a Ferrara nel giugno 1990. Eppure con saggezza spiega: «La vittoria in Coppa Italia è stata costruita mattone dopo mattone partendo da quegli anni, ogni allenatore ha messo qualcosa di suo a cominciare da Fogli». E l'ex presidente va sulla scia dei ricordi. «Stabilito che Fogli era una degna persona però non era adatto a fare l'allenatore, eppure fu bravo a farci capire alcuni errori dovuti alla poca esperienza».

Diverso il discorso relativo al grande Giulio Savoini: «Un uomo di grande spessore, aveva i colori biancorossi nel cuore».

Di più non aggiunge Dalle Carbonare, ma si capisce quanto ha voluto bene al capitano Giulio. Si arriva quindi al tanto contestato Caramanno che Dalle Carbonare trova giusto difendere. «Non dimentichiamoci che fu lui a portare Di Carlo, Praticò, ma anche Artistico che ci permise poi di arrivare a Fabio Viviani».

Ed è sempre Dalle Carbonare a raccontare: «Alla fine del 90-91 il Monza voleva a tutti i costi Artistico e aveva tra le sua fila Fabio, Vignoni mi disse che era il giocatore adatto a noi e quindi accettammo lo scambio portando a casa pure dei soldi». E si arriva a parlare finalmente dell'uomo capace di prendere ben saldo in mano il timone: Renzo Ulivieri.

«Fu la svolta, le fondamenta del Vicenza che arrivò in serie A le mise lui, uomo di grande esperienza e capacità, ma soprattutto di grande carisma». Pieraldo sa bene che proprio Ulivieri fu in grado di tenere unita la squadra e anzi di spingerla a dare il massimo nel momento di maggior difficoltà economica della sua gestione. «Ormai per la proprietà era fondamentale raggiungere la serie B e lui fu bravissimo a far partecipi i giocatori che allenava, ma lo dico sempre ci riuscì perchè in squadra c'erano tanti uomini veri».

 

Quando le cose vanno male spesso la prima accusa che si fa ai giocatori è di essere dei mercenari, non legati ai colori sociali. «Non è sempre così, certo nel mio primo anno di gestione qualche mercenario c'è stato, ma poi un po' alla volta sono riuscito a mettere assieme una squadra di uomini. A mano a mano che ne trovavo uno lo legavo alla società e me lo tenevo stretto. Una cosa che un presidente deve capire subito è infatti quali giocatori può vendere e quali no, indipendentemente dal valore di mercato che possono avere». Il discorso porta alla mente la vicenda dell'estate scorsa legata a Nicolò Brighenti, leader e capitano del gruppo biancorosso. «Di certo uno così non lo avrei mai ceduto, me lo sarei tenuto stretto, era il mattone su cui costruire tutto il resto». E si arriva a Francesco Guidolin il tecnico che portò il Vicenza in A e alla conquista della Coppa Italia.
«Fu molto intelligente- ricorda Dalle Carbonare - perchè fece suo quanto di buono aveva seminato Ulivieri e vi aggiunse la sua bravura». La scalata verso la notte magica del 29 maggio 1997 inizia con Pieraldo Dalle Carbonare che non è più il presidente del Vicenza. «Solo sulla carta - precisa lui - e poi ne ero ancora il proprietario, lo sono stato fino al 30 dicembre quando hanno messo sotto sequestro le azioni della società”» Partita dopo partita il Vicenza si impone, ma comincia anche il periodo più difficile per Dalle Carbonare che culmina con l'arresto il 26 aprile 1997. I ricordi di quell'annata sono belli e tragici, ma Pieraldo li racconta con serenità ed emozione perchè spiega: «Ho sempre avuto la coscienza tranquilla».

 

In quei mesi il banco poteva saltare ed invece no, anzi dirigenti e giocatori si compattano. «Perchè al mio fianco avevo uomini veri sia in squadra che in società e contro tutto e tutti alla fine abbiamo vinto». Quando capì che comunque si sarebbe potuto arrivare così in alto? «Dopo aver passato il turno con la Lucchese dissi a Guidolin: mister se passiamo pure quello con il Genoa arriviamo in finale, scommettiamo»?

 

Le due gare della finale col Napoli le ha viste in cella il presidente Dalle Carbonare e ancora oggi i suoi occhi esprimono lo struggimento vissuto. Non usa molte parole, non impreca, a mezza voce dice solo: «È stata molto dura». La storia di quella notte magica si chiude così: con migliaia e migliaia di persone felici al Menti e un uomo solo in cella a San Vittore. La verità è che quell'uomo non è mai stato solo perché il popolo biancorosso lo ha amato e lo amerà sempre. E vent'anni dopo facciamo nostre le parole di capitan Gianni Lopez: «Grazie Pieraldo»! 

Alberta Mantovani
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