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16 novembre 2018

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Gusto

07.03.2018

Uova e selvaggina
ma la sua passione
erano i “dessert”

Il ritratto della cuoca di D’Annunzio e alcune sue ricette golose
Il ritratto della cuoca di D’Annunzio e alcune sue ricette golose

Giulia Armeni Scrittore, poeta, drammaturgo, giornalista, politico, militare, patriota. Ma prima delle leggendarie imprese su Vienna e a Fiume e prima ancora dei grandi amori, Gabriele D'Annunzio fu anzitutto un buongustaio, amante del cibo e della convivialità. Sappiamo, grazie anche a “Vita segreta di Gabriele D'Annunzio” dell'amico Tom Antongini, della sua predilezione per uova, selvaggina, frutta e della passione per i dolci: “Il vero lusso di una mensa -scriveva nel romanzo “Il Piacere”- sta nel dessert”. E proprio in ghiottonerie per la merenda e il dopocena eccelleva Martina Bazzani Seresina, un nome che, se ai più oggi non dirà nulla, per il D'Annunzio fu un fondamentale punto di riferimento, culinario e non solo, durante la permanenza a Gardone. La signora Bazzani Seresina fu infatti, per oltre dieci anni, cuoca e governante nella lussuosa residenza sulle rive del Lago di Garda, “la più devota e la più diligente tra le clarisse”, le scriveva il principe di Montenevoso in una lettera datata 9 ottobre 1932. Ed è proprio la signora, attraverso il suo ricettario vergato a mano, a fornirci un preziosissimo racconto, suddiviso nei capitoli “minestre”, “carni”, “verdure”, “salse”, “dolci” e “liquori”, dei gusti alimentari del Poeta. E se il manoscritto resta custodito dal nipote Gabriele Seresina e dagli eredi che gestiscono il boutique hotel Villa Sostaga a Gargnano, grazie al Comune di Gardone le specialità servite sulla tavola del Vittoriale sono oggi alla portata di tutti, nel volumetto “Le ricette di nonna Martina, clarissa dannunziana”. Scopriamo così che D'Annunzio sceglieva pietanze importanti, come il filetto alla giardiniera, il manzo brasato, le scaloppine alla livornese, l' arrosto molto lardellato, il pollo in salsa d'uovo (si dice mangiasse fino a 5 uova al giorno), il fagiano al cognac e i primi succulenti, dagli agnolotti di magro alla pasta al prosciutto, passando per il risotto alla milanese e la torta di formaggio con la sfoglia. Comunque attento alla salute, accompagnava ad ogni piatto le verdure ed ecco dunque, come Martina preparava e annotava, piselli cucinati in vari modi, “nel burro”, “in umido”, “alla francese”, come sformato, carciofi ripieni, spinaci “verzuli”, insalata alla “roussa”, cipolline in agrodolce. E poi, per ogni manicaretto, la sua salsa: dal “preparato per olio autarchico” (mix di acqua, aceto, fecola di patate, sale e olio) in sostituzione del burro, che pure usava, alla salsa di prezzemolo, o la tonnata alla maionese. •

Giulia Armeni
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