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24 settembre 2018

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23.05.2018

Tra santi e Comuni
la storia millenaria
della dolce siarèsa

San Gerardo con le ciliegie
San Gerardo con le ciliegie

Non poteva certo mancare un santo nella millenaria storia della ciliegia, arrivata in Italia - secondo Plinio il Vecchio - nel primo secolo avanti Cristo, quando il generale romano Lucio Licinio Lucullo durante una campagna militare arrivò nella colonia greca di Cerasunte, sul mar Nero, e vi trovò appunto il kérasos, il cerasum, la ciliegia. Da questo nome derivano la denominazione che il frutto ha in molte lingue, dallo spagnolo cereza all’inglese cherry, e in vari dialetti italiani, la cerasa nel Lazio e in Campania (e in molti altri luoghi del Sud Italia), la scirésa a Lodi, la ceragia a Lucca, e naturalmente la siarésa (o sarésa) nel Veneto, dove la siaresara è l’albero da frutto più diffuso in assoluto. Si diceva del santo: si tratta di Gerardo dei Tintori, co-patrono di Monza, figura che ricorda quella di San Francesco. Morì il 6 giugno 1207, e quella data venne scelta quale ricorrenza quando Carlo Borromeo, nel 1583, lo proclamò santo. Come spesso accade, è sorta una ricca aneddotica attorno alla sua vita, non sempre comprovata. Si racconta che Gerardo fosse solito pregare nel duomo di Monza fino a tarda notte, e che per ottenerne il permesso dai custodi avesse inviato loro un ramo di ciliegio pieno di frutti. Ma era inverno, e per questo si parlò di miracolo. Con tutta probabilità l’episodio venne inventato posteriormente per legare la figura del santo al frutto di maggio e giugno per eccellenza, che riempie anche le bancarelle di Monza per la festività del 6 giugno. Feste delle ciliegie che non mancano certo nel Vicentino, dove la siarésa è apprezzatissima da sempre, da sola, nelle torte, sotto spirito, ma anche come ingredienti in diverse altre preparazioni. La Confraternita della ciliegia Igp, ad esempio, divulga la ricetta del “Piccione alle marostegane su letto di spinaci croccanti”, piatto che unisce varie tradizioni culinarie. Le marostegane sono le ciliegie di Marostica Igp, indicazione che riunisce una ventina di varietà dalle precocissime alle tardive. Si festeggia la ciliegia anche a Chiampo (la celebre Durona) e a Castegnero, che entrambi possono fregiarsi della De.Co. Si tratta di varietà del Prunus avium, il ciliegio degli uccelli, chiamato così perché i dolci frutti maturi sono mangiati dagli uccelli: La siarésa pi bona xe quela del merlo, dice un proverbio; un altro avverte che Par San Vio, el merlo ga becà moiere e marìo, cioè per San Vito, 15 giugno, il merlo ha beccato ciliegia e verme. Il Prunus cerasum produce invece le marinèle e le marasche, cioè le amarene, che come indica il nome non hanno la dolcezza della ciliegia, pur essendone parenti. Hanno ancora estimatori, soprattutto se conservate sotto grappa, ma di fatto sono sempre più trascurate. La ciliegia propriamente detta non smette di essere apprezzata e celebrata. Entrerà persino nel nome di un nuovo Comune, quello che sorgerà dalla fusione di Mason e Molvena, il cui referendum si terrà entro l’anno. Il nome, coniato addirittura nel 1980, sarà Colceresa, preciso riferimento al territorio vocato appunto alla coltivazione della siarésa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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