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27.12.2017

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Un bicchiere di caffellatte
Un bicchiere di caffellatte

D’accordo, nel bel mezzo delle festività natalizie sentir parlare di caffellatte può dare l’effetto del classico cavolo a merenda. Anche se, a ben vedere, un buon caffellatte può dare allo stomaco un po’ di tregua tra un eccesso e l’altro, specie se nella tazza si intinge del pan biscotto, meglio ancora se di quello tosto. Il motivo per citare il caffellatte, colazione tuttora irrinunciabile per tantissimi italiani, arriva dalla fisica. A ulteriore dimostrazione di come ricerche molto serie e di grande portata possano prendere spunto della quotidianità. Questa volta si tratta nientemeno che dei moti oceanici. Ne dà notizia la rivista Wired: Howard Stone, docente di ingegneria meccanica e aerospaziale di Princeton, e il suo studente Nan Xue, studiando come si comportano dei fluidi diversi messi a contatto l’un l’altro, si sono resi conto di come il caffellatte - proprio lui - costituisca un sorprendente esempio di struttura stratificata. In sostanza, mischiando caffè e latte da un caos iniziale si passa gradualmente a una disposizione a strati ben “organizzati e distinti”. «Dopo numerose preparazioni di caffellatte stratificati più o meno riusciti - spiega Wired - Xue ha capito che solo rimanendo all’interno di determinati range di valori di temperatura e di velocità di versamento dei fluidi si poteva ottenere una struttura stratificata». Pare evidente che l’esperimento non contempli ciò che invece fa ogni consumatore di caffellatte, cioè una bella mescolata soprattutto se deve sciogliere lo zucchero. A parte il dubbio su che fine abbiano fatto gli innumerevoli caffellatte preparati a Princeton, non ci si può non chiedere quale scopo abbia tale ricerca di dinamica dei fluidi, per la quale i due scienziati hanno realizzato anche modelli matematici. Ebbene, la conclusione è che «il fenomeno fisico alla base della stratificazione del caffellatte è la convezione a doppia diffusione, la stessa che si verifica negli oceani quando masse d’acqua a diversa salinità e temperatura si incontrano: in una miscela i liquidi più densi e freddi tendono ad affondare, mentre quello meno densi e più caldi tendono a galleggiare». Quindi? Quindi questo lavoro «potrebbe aiutare a spiegare meglio i flussi d’acqua dipendenti dal calore e dalla salinità degli oceani (un fenomeno che ha implicazioni chiave in climatologia ed ecologia), oppure potrebbe produrre innovazioni industriali in quei processi (molto diffusi) di miscelazione per iniezione di fluidi a densità diverse», conclude Wired. Niente male per del semplice caffellatte. È difficile che al bar, anche se ci facciamo servire del caffellatte in vetro, si riesca a distingue gli strati. Ma la ricerca in questione è seria. Non è la prima volta che la scienza si occupa del caffè. Ad esempio, perché lo si rovescia più facilmente del cappuccino? Perché in quest’ultimo la schiuma stabilizza il liquido nella tazzina. Non si contano poi gli studi sugli effetti del caffè sull’organismo. E solo all’arrivo del caffè, durante il banchetto a Stoccolma in onore dei Nobel, i premiati fanno il loro discorso di ringraziamento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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