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Gusto

07.03.2018

“Storie di cibi e vini”
La gastronomia
sposa la letteratura

La copertina del libro
La copertina del libro

“Quando invece, come l’altro giorno - oh, sì, un terso ma ancora freddo primo pomeriggio di marzo, con la sequenza ondulata dell’appennino ancora coperta di neve e, di fronte, come un mantello di un verde tenerissimo, la distesa della campagna, il succedersi delle coltivazioni, gli appezzamenti di vigneti e i campi arati - bene, l’altro giorno, vedendo più volte lungo la strada i contadini e le donne intenti a lavare bottiglie, a sciacquarle e ad asciugarle, disponendole in fila sulle rastrelliere al sole, mi sono detto: «Sta per cambiare la luna»”. Non sembra, leggendo (meglio se ad alta voce) queste frasi di Pier Vittorio Tondelli, di sentire il gorgoglìo del vino versato dalla bottiglia in un bicchiere? È l’abilità dei grandi prosatori, quella di saper trasmettere attraverso le parole, e il loro apparentemente facile disporsi in fila, un’atmosfera, una sensazione, una situazione. “Un racconto sul vino”, scritto trent’anni fa, è incluso in una recente antologia curata da Andrea Mattacheo per Einaudi: “A tavola. Storie di cibi e vini” (2017, 282 pagine), che riunisce scritti di autori, epoche e stili quanto mai disparati, accomunati - come denuncia il titolo - dal trattare di gastronomia. “Desiderio e sopravvivenza. Di questo raccontano le storie che state per leggere, di questo si dovrebbe parlare quando si parla di cibo e vino. Degli esseri umani che hanno fame e voglia. Ciò che fa da sempre la letteratura”, scrive Mattacheo nell’introduzione. Verrebbe da consigliarla, la lettura di questa silloge, a quegli chef che - soprattutto in televisione - si piccano di saper parlare di cibo, mentre il loro vocabolario è molto meno ricco ed accattivante del loro menu. Gli autori dell’antologia sono tutti di primo livello e offrono pietanze quanto mai variegate, passando dal registro drammatico al comico, dalla riflessione esistenziale al romanticismo, fino al thriller. Alcuni nomi? Alexader Dumas, Anton Checov, Jerome K. Herome, Raymond Carver, Jack London, Honoré de Balzar, Edgar Allan Poe, Fernando Pessoa. Come si vede, il curatore non si pone limiti temporali né spaziali, badando solo alla qualità degli scritti, in modo da accontentare tutti i palati, per quanto sia difficile trovare, tra i brani proposti, qualcuno che risulti insipido. L’Italia è rappresentata, oltre che dal racconto di Tondelli, da una storia di Luigi Pirandello, gustoso esempio di scaltrezza muliebre, nonché di dabbenaggine maschile. L’unica avvertenza riguarda gli eventuali lettori salutisti o vegetariani: si parla molto di carne. Charles Lamb, per dire, racconta come avvenne la scoperta del sapore del maialino arrosto. E si parla di cibi non proprio salutari. Anthelme Brillat-Savarin, politico e gastronomo francese, espone la propria, inarrivabile “Teoria della frittura”: “Tutto il merito di una buona frittura è nella sorpresa: si chiama così l’invasione del liquido bollente che carbonizza e indora, nel momento stesso dell’immersione, la superficie esterna dei cibi”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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