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14.12.2014

Passione per la Garganega fra tradizione e tecnologia

Roberto Zonin assieme al figlio Michele e alla moglie Palmira
Roberto Zonin assieme al figlio Michele e alla moglie Palmira

Tradizione, tecnologia, territorio: questo il credo della cantina di Roberto Zonin, a Gambellara. Nata nel 1975 grazie all'iniziativa del titolare - che negli ultimi anni ha passato il testimone al ventisettenne figlio Michele, sebbene continui a supervisionare la produzione e a dispensare saggi consigli - l'azienda produce nei suoi sette ettari di terreno Gambellara classico e spumante, Prosecco, Pipaldo bianco (da garganega in purezza), Camé (uvaggio di merlot e cabernet), Recioto spumante e Vin santo. Ventimila le bottiglie sfornate annualmente, destinate al mercato italiano (privati e ristoranti).
In realtà, l'attività della famiglia Zonin risale al secondo dopoguerra, ma solo dalla metà degli anni Settanta quella che era una piccola realtà famigliare ha assunto i connotati di una vera e propria cantina di produzione. «Noi lavoriamo quasi esclusivamente con l'uva Garganega perché è questa uva l'espressione del nostro territorio - afferma Michele Zonin - E siccome la tradizione nel vino è un patrimonio da conservare e tramandare, per noi giovani produttori sono molto importanti anche la sperimentazione e l'utilizzo di nuove tecnologie».
Michele e Roberto Zonin guardano con fiducia al futuro. A breve metteranno in bottiglia Perbacco, un rosso fatto ripassare su vinacce di vin santo che all'assaggio segnala interessanti possibilità di maturazione. Ma è sui vini da uva garganega che l'azienda crede di più. E non a caso, grazie a Gambellara classico, Pipaldo, Recioto e Vin Santo, l'azienda è entrata per la prima volta nella guida del Touring “Vini buoni d'Italia 2014” .
Il Gambellara classico, in particolare, all'assaggio dona gradevoli sensazioni fruttate e floreali di banana e fiori d'acacia con finale minerale. Il gusto è fresco, lievemente acidulo. Ma anche il vin santo colpisce per morbidezza, per il ricco bouquet e per le note di ananas e miele. Su questo vino, in particolare, Michele Zonin sta seguendo un progetto cui tiene molto: «Con altri giovani colleghi, Nicola Menti, Luca Framarin e Vincenzo Vignato, stiamo sviluppando una sperimentazione sull'uva garganega. Grazie alla collaborazione con l'università di Verona, abbiamo scoperto che qui esiste un ceppo di lievito dal dna unico e specifico di questi vigneti. Si chiama Saccaromices Gambellarensis. La nostra idea è di moltiplicarlo per arrivare a produrre il vin santo con questo unico lievito. Sarebbe un eccellente risultato della combinazione fra tradizione e tecnologia».
Il futuro della doc Gambellara è dunque in mano ai giovani…
«Io sono contento di come si sta muovendo la nuova generazione. Anche altre piccole aziende della zona hanno a capo giovani imprenditori. Tutti assieme stiamo cercando di far conoscere di più il nome di Gambellara, o di ricercare contributi europei di modo da rafforzare l'immagine del nostro territorio e provare ad arrivare ai livelli a cui è giunta la vicina doc Soave. Impresa difficile, ma non impossibile».

Loretta Simoni
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