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07.12.2014

La Barbera del Longobardo Così il terreno diventa Magìa

Maurizio, Letizia e il figlio Giacomo: la “Magìa di Barbarano”
Maurizio, Letizia e il figlio Giacomo: la “Magìa di Barbarano”

La famiglia Bernardi ha le idee chiare. Maurizio, 60 anni, è stato titolare con i cugini dei supermercati Vivo: dieci anni fa ha mollato il commercio e scelto la campagna perché la passione per il vino ha avuto la meglio. Letizia, sua moglie, è figlia d'arte: i genitori, nel trevigiano, coltivavano i campi. Lei da mamma e casalinga è diventata sommelier, assaggiatrice ufficiale e maestra di frantoio. Insieme sono l'anima di Magia, azienda agricola sui colli, nella doc dei Berici.
La denominazione è un acronimo dei nomi dei figli: Maria, che ha 30 anni e dopo la laurea alla Sorbona è rimasta in Francia e Giacomo, 26 anni, che ha in tasca una laurea con specializzazione in management alla Bocconi, sta studiando da sommelier e si occupa con i genitori dell'azienda.
Nella loro tenuta, circa 2 ettari sulle colline di Barbarano - rocce calcaree e terreni di argille rosse, ricche di fossili e resti di coralli perché milioni di anni fa qui c'era il mare - coltivano viti e ulivi accanto al sito archeologico che custodisce tombe di origine longobarda.
Una certa attenzione alla storia, o meglio all'archeologia, si trova anche nelle loro etichette. Nel Carmenere, per esempio, prodotto in purezza di un vitigno ritrovato. Magìa di Barbarano lo propone in purezza. Il risultato è un Cabernet all'ennesima potenza: anche ai nasi meno esperti è evidente il classicissimo profumo di erba e peperone.
Non storicamente ma geograficamente insolita anche un' altra etichetta, il “Barbera del Longobardo”. «Il Barbera è un vitigno tipico del Piemonte - spiega Maurizio - però tradizionalmente dalle nostre parti veniva usato per dare acidità e colore al Tai rosso. Noi lo vinifichiamo in acciaio e poi matura in tonneaux di rovere da 500 litri per un anno». Decisamente tipico invece l'ultimo dei rossi, il Tai, dal vitigno principe della zona.
Sul fronte dei bianchi tanta Garganega: nel Sengia - dal nome di una bella roccia sopra la tenuta - è vinificata ferma in acciaio, nel Magiì vivace è “mossa” grazie a una rifermentazione in bottiglia sui lieviti. Dalla Garganega si ottiene anche il “Passito della poiana”, con uve colte a piena maturazione, passite sui picai, maturate in barrique di rovere francese.
Nel frantoio, attiguo alla cantina, scavata nella roccia, Letizia cura anche la produzione dell'olio con olive raccolte a mano e spremute a freddo.
La filosofia dell'azienda è di produrre piccole quantità - circa 15 mila le bottiglie di vino, 900 i litri di olio - di grande qualità: rese contenute, interventi minimi in vigna, logiche di coltivazione biologica, anche se non cercano la certificazione, lavorazione immediata delle uve.

Silvia Castagna
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