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19 settembre 2018

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Gusto

12.09.2018

Il piccolo frutto rosso
dà il nome al paese
e alla pietra preziosa

Un piatto di corniole
Un piatto di corniole

Non sono molti i paesi che possano vantare di avere nel proprio stesso nome il prodotto tipico locale. Anzi, forse l’unico è Cornedo Vicentino, che deve la propria denominazione alla presenza massiccia di cornioli (Cornus mas, in dialetto cornolaro), alberi spontanei con la particolarità di avere uno dei legni più duri d’Europa. Anche lo stemma comunale di Cornedo lo testimonia, con i tre alberi di corniolo, con tanto di bacche rosse, che sovrastano tre colli, a simboleggiare i tre nuclei abitativi di Cornedo, Cereda e Muzzolon. I frutti sono le corniole, che per la verità sono impropriamente definite bacche: dal punto di vista botanico si tratta infatti di drupe, perché hanno all’interno un solo seme osseo. Per capirci: la ciliegia è una drupa, l’acino d’uva una bacca. Comunque sia, sono loro, le corniole, il prodotto tipico a cui si accennava. Piccole, a forma d’oliva, di colore rosso, queste le caratteristiche estetiche del frutto, in virtù delle quali è stata chiamata corniola anche una pietra, una varietà del calcedonio, che ha suppergiù la stessa forma, colore e dimensione. Molto adatta ad essere incisa per poi creare gioielli, è conosciuta fin dall’antichità, come pure la corniola-frutto, se è vero che quest’ultimo era molto utilizzato nella gastronomia degli antichi Romani in abbinata con il miele che ne mitigava il sapore asprigno (dovuto al tannino), e in seguito nella farmacologia medievale e per questo veniva coltivato anche dai monaci benedettini. In effetti le corniole sono molto salutari, con un alto contenuto di vitamina C e di altri antiossidanti, nonché di ulteriori sostanze benefiche che le rendono un rimedio naturale contro vari disturbi come le infezioni intestinali, le malattie della pelle, i dolori articolari. Secondo alcuni studi sono efficaci per ridurre la glicemia e migliorare i valori del colesterolo. Un toccasana, che peraltro può essere apprezzato in varie forme. Con la corniola si confezionano sciroppi e confetture, ma anche gelati, salse e mostarde per accompagnare piatti di carne e pesce; possono essere conservate in salamoia o sotto grappa, se ne possono ricavare distillati e birre. Antonio Cantele, in “I doni della natura nel piatto” (Terra Ferma), ricorda la consuetudine - piuttosto diffusa un tempo - di preparare il vin de còrnole, facendo macerare i frutti ben maturi, spremendo il tutto con un torchio e facendo fermentare poi per 2-3 mesi, con gli opportuni travasi. “Al momento di imbottigliare - scrive Cantele - si espone il vin de còrnole al freddo per qualche giorno ottenendo così un prodotto limpido e frizzante”. Il procedimento non è dei più facili, la sua progressiva scomparsa ha preceduto l’oblio a cui anche le còrnole sembravano destinate. Fortunatamente, proprio il Comune di Cornedo ha deciso di salvarle, ottenendo la De.co. e avviando per il quarto anno una festa nazionale dedicata al frutto, in programma questo fine settimana. L’encomiabile impegno della Confraternita della corniola cornedese arriva persino a fare un censimento: gli arbusti registrati al momento sono 1.150. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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