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24.08.2014

Il durello di Trissino

Un'immagine dei vigneti in collina della tenuta “La Bertolà” dei fratelli Margoni Dalle Ore
Un'immagine dei vigneti in collina della tenuta “La Bertolà” dei fratelli Margoni Dalle Ore

Aveva visto lungo Girolamo Dalle Ore, quando nel 1903 fece della coltivazione dell'uva la sua passione. Aveva capito che da quel terreno su una collina di trecento metri a Trissino, circondato da boschi e prati, recuperando gli antichi principi dell'agricoltura locale, avrebbe potuto nascere qualcosa di ben più elegante rispetto al tradizionale “vino del contadino”. Per questo mise a dimora, riscoprendolo, il vitigno dell'uva durella in una tenuta, “La Bertolà”, che prende il nome dalla zona in cui si trova, tra le più antiche della Valle dell'Agno: è costituita da 16 ettari, in cui erano coltivate anche Garganega, altro vitigno autoctono e dunque da sempre presente in quell'area, Riesling renano, Pinot grigio, Chardonnay, Tocai, Sauvignon e Cabernet. Le stesse uve che oggi, in buona parte, ad oltre un secolo di distanza, sono coltivate dai tre fratelli Vittorio, Marco e Luciano Margoni Dalle Ore recuperando gli antichi insegnamenti e la medesima passione del bisnonno Girolamo.
In particolare, è sull'uva durella che la tenuta vitivinicola “Dalle Ore” (riavviata dalla famiglia nel 2007 dopo essere stata, a partire dagli anni Cinquanta, di proprietà del colonnello Giovanni Buffa che aveva sposato la figlia di Girolamo) sta puntando. E così sono nati il durello metodo classico Torque (rifermentazione in bottiglia) e quello metodo charmat Calesio (rifermentazione lunga in autoclave). «È un'uva dalla spiccata acidità, ottima per la spumantizzazione, che conferisce al vino una particolare mineralità derivante dal terreno basaltico, con tufi di origine vulcanica e con argilla, su cui vengono coltivate le viti» e che è tipico di quel crinale trissinese, come conferma Marco Dalle Ore.
Il Torque è realizzato con un lungo procedimento, grazie a una sosta prolungata sui lieviti di almeno 36 mesi, per arrivare alla spumantizzazione: per il tipo di produzione, può essere considerato un vino naturale, nel senso stretto del termine (la dicitura “vino naturale” non può essere utilizzata per legge) cioè un prodotto che segue criteri di naturalezza come «utilizzare durella in purezza, ovvero senza l'aggiunta di altre uve, e in cui si riesce a ottenere il giusto equilibrio di acidità se, ad esempio, la vendemmia avviene a piena maturazione».
È un vino elegante, che però non dimentica le sue origini. Ed è per questo - spiega il produttore - «che l'abbinamento migliore, secondo noi, è quello tradizionale con gli “ossi de mas-cio” o con il baccalà alla vicentina. Ma, indubbiamente, ben si sposa con la frittura di pesce o con i pesci grassi come l'anguilla, grazie alla forza naturale delle bollicine che riescono a pulire il palato, assaggio dopo assaggio».
È una filosofia di agricoltura consapevole e di metodi di vinificazione non invasivi quella utilizzata nella tenuta “Dalle Ore” in cui vengono seguiti gli insegnamenti e le tecniche di vinificazione dell'enologo Franco Giacosa, strettamente legati alla viticoltura biodinamica da lui professata. Dunque niente uso di insetticidi, erbicidi, concimi sintetici; poi un'irrigazione controllata e una serie di accorgimenti tecnici, custoditi nel come fossero un segreto, svelato però dal risultato dei prodotti ottenuti. «Dal vino del contadino dei tempi del nostro bisnonno Girolamo (che conferiva prevalentemente le uve in cantina sociale) all'attuale durello da noi prodotto passi ne sono stati compiuti parecchi - spiega Marco dalle Ore - L'estrema aggressività tipica di quel vino dei tempi passati, oggi è smussata con procedimenti di tipo naturale che però non snaturano l'essenza di quest'uva autoctona. Produciamo quattromila bottiglie di durello Torque, cui se ne aggiungono altre 15 mila del Calesio. In tutto, la tenuta “Dalle Ore” ha una produzione di 70 mila bottiglie di vino, di varie tipologie, anche se potenzialmente potremmo arrivare a quota 100 mila. Il durello, in particolare, sta ottenendo un certo interesse in Giappone e Corea. Inoltre, produciamo vini fermi cabernet franc, cabernet sauvignon, pinot grigio, riesling renano, chardonnay e, tra gli spumanti, anche il Klos ottenuto da cabernet sauvignon».

Giancarlo Brunori
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