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06.12.2017

Creazzo e Bassano
si contendono i palati
di scrittori e pontefici

Il broccolo di BassanoIl broccolo fiolaro di Creazzo
Il broccolo di BassanoIl broccolo fiolaro di Creazzo

C’era una volta il broccolo vicentino. Anzi, ce n’erano due. Sono entrambi varietà locali della Brassica oleracea, sottospecie botrytis, ma guai a confonderli uno con l’altro. Perché il broccolo fiolaro di Creazzo non è il broccolo di Bassano, e viceversa. Testimoniano peraltro a quale grado di raffinatezza può arrivare la biodiversità in Veneto, tutto a vantaggio degli estimatori di questi ortaggi.

Ci rifacciamo a una pubblicazione della Provincia di Vicenza per capirne di più. Il titolo, “Il broccolo fiolaro e le brassicacee”, denuncia già un fatto: l’ortaggio di Creazzo è più famoso. Ha meritato un volume di Terra Ferma, con testi di Antonio Di Lorenzo, dove viene descritto in lungo e in largo e dove si scopre che, buon per lui, ha dalla sua un buongustaio di tutto rispetto: nientemeno che Goethe. A dire la verità, non è che il sommo autore tedesco lo nomini in qualche sua opera. Però, quando si fermò a Vicenza, nel corso del suo celeberrimo viaggio in Italia tra il 1786 e il 1788, rimase colpito da una contadina che portava col bigólo due ceste colme di ortaggi, tanto da ritrarla in un disegno. E quegli ortaggi erano con tutta probabilità broccoli fiolari, chiamati così per i germogli, i fioi, che crescono lungo il fusto. Questa tipologia, avvertono gli esperti della Provincia, esiste solo a Creazzo, grazie alle caratteristiche del terreno («chiaro, calcareo, di tipo limoso-sabbioso») e al clima mite. Valorizzato da tempo dalla gastronomia attenta alla storia, è prodotto agroalimentare tradizionale e ha il marchio De.co.

Ma il cugino di Bassano non è da meno. Tecnicamente è un «ecotipo selezionato nel tempo dagli agricoltori locali», su terreno leggero e ben drenato, in un’area «beneficiata dal microclima proveniente dalla Valsugana». Si raccoglie da ottobre (bonorivo) fino a maggio (tardivon). I ristoratori del Bassanese lo stanno rilanciando, forti del recente marchio De.co., mentre è già prodotto agroalimentare tradizionale. Gli mancano forse testimonial eccellenti? Niente affatto, perché domenica 19 novembre, grazie a Sergio Dussin, l’ha assaggiato nientemeno che papa Francesco, come ha raccontato su questo giornale Alessandro Comin.

La sfida, a chiamarla così, è aperta. Vince di sicuro chi li degusta, anche perché hanno un effetto protettivo contro varie malattie e sono una considerevole fonte di calcio.

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