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Gusto

05.10.2014

Classico con brio

Graziano Maule con la moglie Antonella  a Santiago de Compostela. In alto, il Montecrocetta 2009
Graziano Maule con la moglie Antonella a Santiago de Compostela. In alto, il Montecrocetta 2009

Un Durello deciso, nel colore e nel gusto, che non tradisce il suo nome. Del resto se a produrlo è chi, in vacanza, fa 420 chilometri a piedi, da Leon a Santiago de Compostela, o 910 in bici, fino a Finisterre, si capisce che un po' di carattere ci deve essere. Il Durello metodo classico - in commercio circa 5.000 bottiglie dell'annata 2009, affinate 48 mesi - è la nuova etichetta, la diciassettesima, della prolifica cantina guidata da Graziano Maule. Il cinquantaduenne, enologo diplomato alla scuola di Conegliano, l'ha ereditata dal padre Iseldo, che l'ha fondata nel 1958, e la guida con passione insieme al cugino Christian Zonin.
Siamo nei dintorni di Gambellara, dove l'azienda coltiva 33 ettari di vigneto con uve garganega, pinot bianco, pinot grigio, cabernet franc, cabernet sauvignon merlot e durella, in appezzamenti distribuiti nelle doc di Gambellara, Soave, Lessini Durello e Vicenza. «Il metodo classico - spiega Maule - sostituisce il nostro precedente Durello, che invece era prodotto con metodo charmat lungo». Si passa, dunque, dalla fermentazione in autoclave alla rifermentazione in bottiglia, soprattutto per una questione di identità: «Il Durello - spiega Maule - può essere sia metodo classico che charmat, può essere Igt o Doc. Il consumatore come fa ad orientarsi? Noi abbiamo compiuto una scelta precisa: sostituire la linea di produzione precedente e tenerne una sola, perché l'uva durella si presta alla rifermentazione in bottiglia e perché il vino prodotto così è quanto di più vicino al naturale ci sia. Mio padre produceva Durello sui lieviti già vent'anni fa».
Il risultato è un vino “grezzo”, laddove l'aggettivo va spogliato della connotazione negativa e sta a indicare un prodotto genuino, scarsamente chiarificato, volutamente poco pulito. Un vino schietto, in sostanza, carico sia di colore che di gusto, che si può tranquillamente bere a tutto pasto.
Già pronte le produzioni del 2010 e 2011, circa 18 mila bottiglie. Pulita l'etichetta della bottiglia che riporta il simbolo della cantina: la croce, facilmente collegabile al Montecrocetta, dove, nella zona delle Priare sorgono i vigneti su terreni basaltici di origine vulcanica e l'oca, che invece è l'animale che si associa, come soprannome, al ramo della famiglia Zonin, cui appartiene Christian.
Prodotto curioso della cantina, l'Ancestrale - solo 1000 bottiglie, un assaggio - vino creato come un tempo solo con lieviti indigeni e fermentazione avviata in vasca; da segnalare anche il Lunediante, dal nome letterario, preso in prestito dal romanzo “Rossovermiglio” di Benedetta Cibrario - anche se Maule è affezionato lettore soprattutto di Fabio Volo - che associa la corposità della garganega, l'acidità della durella e il profumo del sauvignon. Infine, una menzione merita il Rufian che nasce da uve cabernet sauvignon e malbech - circa 20 mila bottiglie la produzione annua sul totale delle 120 mila dalla cantina - vino morbido e, come dice il nome, fatto per piacere, tanto che viene venduto oltreconfine.

Silvia Castagna
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