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La Biennale d'Arte delle donne

08.06.2015

La Biennale d'Arte delle donne

Zhang Hong Mei durante la preparazione dell'installazione
Zhang Hong Mei durante la preparazione dell'installazione

VENEZIA. In questa Biennale, una parte importante l'hanno avuta le donne, che si sono conquistate, faticosamente e piano, piano, la ribalta e le luci della notorietà. Ne è testimone il riconoscimento ufficiale del leone d'oro a Adrian Piper e quello, frettolosamente aggiunto in appendice ai premi dalla Biennale, a Joan Jonas, statunitense, classe 1939, che ha dovuto attendere il 2015 per vedere, finalmente riconosciuta, alla Biennale di Venezia, la sua statura di artista internazionale. Per fortuna, il successo, sta invece arridendo alle donne presenti nella mostra Friendship Project, realizzato dalla Repubblica di San Marino e che, stupendo tutti, sta diventando un caso internazionale, grazie alla installazione di Liu Ruo Wang con i cento lupi sanguinari che azzannano la Pietà di Michelangelo, che è, senza tema di smentita l'installazione più fotografata e visitata della Biennale. Grazie a questa installazione, le quattro donne presenti nel padiglione hanno beneficiato di una improvvisa notorietà, che ha fatto si che si scoprissero quelle che sono delle autentiche novità in una biennale non certo ricca di sorprese.

L'installazione di Zhang Hong Mei, una delle artiste più interessanti del panorama cinese, affettuosamente chiamata “ The Queen of Art “ in Cina, è dedicata alla rilettura, del tutto personale, della tradizione pittorica della dinastia Han e sta ottenendo un grande successo, sostenuto da un pubblico che aumenta, di giorno in giorno grazie al passaparola e costringendo, a volte, alla chiusura dell' Ateneo Veneto per far defluire il pubblico, a  testimonianza della grande forza creativa delle donne cinesi, ancora poco conosciute in occidente. Il suo lavoro, che parte dalla pittura, spazia nella scultura, nella ceramica, nei video, nella moda, in una completezza di percorsi che la inseriscono a buon titolo tra le grandi figure de ll'arte internazionale al punto che  già molti  musei internazionali, dagli Stati Uniti alla Svezia, dalla Russia alla Germania, hanno chiesto di poter ospitare le sue personali e, la scultura esposta a Venezia già prenotata per essere esposta, in formato monumentale, in maniera permanente in una piazza di Miami.

Assieme a lei, il lavoro della sammarinese Eleonora Mazza ha trovato una grande affermazione con richieste di acquisto delle sue opere e la proposta di esporre in mostre internazionali nei prossimi mesi. La tenacia del suo lavoro, la forza della sua ricerca, che prende le mosse da una lunga introspezione sul mondo femminile, le sta portando quel successo che ben si meritava.
Ha colpito il cuore dei visitatori anche la dolce e vibrante sinfonia visuale, delle installazioni video di Elisa Monaldi, anche lei di San Marino, in particolare, il toccante video in cui, un piatto bianco, in dotazione alle famigerate “ SS ” si copre, lentamente, di un vischioso colore nero, che evoca il sangue di tanti innocenti.

Il video è stato già richiesto da numerose università e fondazioni di mezzo mondo e sarà presto presentato anche in Cina, nell'ambito di una grande mostra contro il fascismo.
Le sculture della sammarinese Valentina Pazzini  hanno anch'esse trovato, nella cornice della Biennale di Venezia, una loro giusta collocazione che va a premiare il silenzioso e duro lavoro di chi fa scultura, sopratutto sul versante femminile, e le sue opere hanno trovato, insieme a quelle delle sue amiche sbocchi internazionali proprio grazie a questa partecipazione.
L'universo femminile, anche se in maniera laterale, trova comunque, in questa Biennale una precisa collocazione che testimonia sempre più di un grandezza creativa che nulla ha da temere dal confronto con la parte maschile, essendo ricca di un senso della poesia che spesso il mondo maschile ha perso di vista.

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