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09.04.2018

Astroecologia, specie a rischio studiate come stelle

Un orangutan del Borneo (Survival Foundation Orangutan)
Un orangutan del Borneo (Survival Foundation Orangutan)

Saranno le stelle a indicarci la via per salvare le specie a rischio estinzione: questo grazie all’astroecologia, una nuova disciplina che sfrutta software e algoritmi sviluppati dagli astrofisici per monitorare gli animali nei loro habitat naturali.

Ripresi nelle immagini a infrarossi girate dai droni, i loro corpi caldi appaiono brillanti come stelle e allo stesso modo possono essere monitorati, per fare censimenti e contrastare il bracconaggio. A dimostrarlo sono i risultati dei primi esperimenti sul campo, presentati dai ricercatori della Liverpool John Moores University alla Settimana europea dell’Astronomia e della Scienza spaziale (Ewass).

 

«Grazie alle termocamere a infrarossi, possiamo facilmente vedere gli animali per effetto del loro calore corporeo, sia di giorno che di notte, anche se sono mimetizzati nel loro ambiente naturale», spiega l’astrofisica Claire Burke. «Dato che in queste immagini animali e umani brillano esattamente come le stelle e le galassie nello spazio - prosegue la ricercatrice - siamo riusciti a combinare l’esperienza tecnica degli astronomi con le conoscenze degli ecologi, per sviluppare un sistema
capace di individuare animali e bracconieri in maniera automatica».

 

Per il primo test di prova, i ricercatori sono letteralmente passati dalle stelle alle stalle, utilizzando il sistema per identificare umani e bovini nelle immagini a infrarossi registrate dai droni in volo su una fattoria. Dimostrata la fattibilità del progetto, hanno cominciato a collaborare con zoo e parchi faunistici per costruire un grande database di immagini con cui addestrare il sistema a riconoscere diversi tipi di animali nei loro habitat, anche se nascosti dalla vegetazione.

 

Lo scorso settembre sono cominciati i primi esperimenti sul campo, con il monitoraggio in Sud Africa di una delle specie di mammifero più minacciate al mondo: il coniglio di fiume. A maggio saranno condotti nuovi test con l’orangutan della Malesia e la scimmia ragno del Messico, mentre a giugno sarà il turno del delfino di fiume brasiliano.

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