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21.02.2014

Animali del bosco
E' emergenza neve

EMERGENZA<br />NEVE<br />
EMERGENZA<br />NEVE<br />

Metri e metri di neve che hanno sepolto rocce, dossi e doline, malghe e rifugi. La neve è arrivata persino, sotto i grandi alberi. Ed è qui dove emergono le criticità per il mondo animale che vive in montagna. Perché, tranne qualche specie, gli animali del bosco e dei prati di alta montagna non vanno in letargo, ma sopravvivono, in attesa della primavera, grazie all'istinto e all'esperienza.
Ma non possono prevedere il meteo nè la velocità di accumulo della neve e quindi, come sta accadendo nell'inverno della grande nevicata, si trovano prigionieri di quella stessa natura di cui fanno parte. «Solo marmotte, tassi e qualche altra specie vanno in letargo con l'arrivo dell'inverno - spiega Daniele Zovi, comandante regionale per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia -. Persino l'orso in un inverno così mite tende a “risvegliarsi”, uscire dalla sua tana per farsi un giro e poi ritornare a sonnecciare».
IL FREDDO CHE UCCIDE. Il clima in questi mesi ha diviso in due la montagna. In quella vicentina, nell'Altopiano di Asiago, è stato un inverno davvero mite con pochi giorni con temperature sotto i – 10° persino a quota 2000 metri. Un vantaggio? Forse sì. Ma dall'altra parte, nel Bellunese, dove sono caduti metri e metri di neve la situazione è drammatica.
Fa il punto Zovi. «C'è preoccupazione in particolare per le popolazioni di ungulati - spiega il comandante che ha seguito da vicino, prima da capo del Distretto di Asiago e poi da comandante provinciale di Vicenza, proprio la reintroduzione del cervo e del camoscio in ambiente prealpino -. Normalmente caprioli, cervi, mufloni durante le nevicate si riparano sotto le fronde dei grandi abeti. Lì brucano l'erba e attendono la fine della nevicata per poi spostarsi verso zone a loro conosciute, ad altitudini più basse».
Quest'anno però le nevicate sono state così consistenti che quelle oasi di riparo non esistono più e, anzi, gli animali si trovano isolati. Ma il pericolo incombe a causa delle temperature non rigide: gli animali faticano a sostenersi su neve molle e affondano ad ogni passo. Rischiano di rimanere bloccati, stremati dalla morsa del freddo e dalla mancanza di cibo. «Molti animali riescono a spostarsi a quote più basse - dice ancora Zovi -. Nel caso delle Prealpi la quota della neve è relativamente alta quindi nei boschi al di sotto i 1400 metri gli animali trovano dove rifocillarsi e riprendere forze. Non è così nel Bellunese dove il Corpo forestale dello Stato, assieme alla Provincia, sta predisponendo dei foraggiamenti con l'elicottero per evitare una moria».
LA SALVEZZA. Una pratica criticata da molti che ritengono che si debba lasciare la natura fare il suo corso. Secondo questa visione gli inverni, particolarmente rigidi, servono proprio “per fare selezione”, per mantenere le popolazioni sane e forti. Ma gli animali sono davvero allo stremo e si registrano numerosi casi di cervi e altri animali selvatici che si sono introdotti nelle stalle, vincendo il proprio istinto di sopravvivenza, pur di trovare un po' di tregua. Commenta Zovi: «Il concetto dell'inverno che serve a fare selezione è di per sè giusto - precisa -, ma in casi eccezionali credo che “dare una mano” non sia sbagliato se si evitano altri tipi di problemi dopo». Ma i nemici degli animali sono sono solo il freddo e la mancanza di cibo. Ci sono altri pericoli che incombono. Sono soprattutto gli stambecchi e i camosci che devono vendersela con l'elevato rischio valanghe. Le montagne sono cariche di neve, neve tra l'altro pesante perché bagnata e mai stabilizzata dalle temperature rigide, appena il fronte del pendio viene tagliato la neve si mette in movimento travolgendo tutto. Compreso gli animali. Conferma Zovi: «Stiamo assistendo a giorni difficili. Il manto nevoso non regge neppure il peso degli animali. E anche le vie naturali di transito sono piene di neve. Quindi per spostarsi da una zona di pascolo ad un altro sono costretti ad attraversare i pendii, rischiando di venire travolti. Se adesso la situazione è critica con l'arrivo della primavera sarà addirittura peggio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gerardo Rigoni
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