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13.03.2018

Allerta bocconi sospetti, veleno in 4 casi su 10

Un avvio comunale per i  bocconi  avvelenati contro gli animali
Un avvio comunale per i bocconi avvelenati contro gli animali

Gli ultimi casi, in provincia, sono di questi giorni. Joy, una femmina di lupo cecoslovacco di tre anni uscita con i padroni per una passeggiata in montagna, è morta dopo aver mangiato una polpetta alla stricnina. Ad Altavilla sono ricomparse in alcune zone le polpette che già avevano ucciso due cani l’anno scorso e stavolta hanno colpito, non mortalmente, un jack russell. Purtroppo il problema dei bocconi avvelenati torna periodicamente di attualità.
Ad avere un ruolo chiave nella gestione dei casi di sospetto avvelenamento è l'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, che ha sede a Padova e che esegue le autopsie degli animali morti per sospetto avvelenamento, oltre ad analizzare i campioni di esche avvelenate o sospette. Dall'istituto spiegano che in un triennio (l’ultimo ufficiale è il 2011-2013 con 1.300 prelievi) in genere arrivano da tutto il Nordest oltre un migliaio di campioni sospetti. Il che non significa avvelenati: solo una parte, circa il 40 per cento, ha segnalato l’effettiva presenza di qualche sostanza.
Nel Vicentino le percentuali sono abbastanza simili. Per esempio, nel territorio dell’Ulss 8 la positività riscontrata nelle esche analizzate si aggira sul 45%, mentre è al 30% la positività nelle carcasse di animali deceduti.
Quanto alle segnalazioni di sospetti avvelenamenti o di esche e bocconi avvelenati, nel territorio di Vicenza sono state solo tre nel 2013, diventate 18 l’anno dopo, 10 nel 2015 e 26 sia nel 2016 che nel 2017. Nell’area del Bassanese, invece, la percentuale di casi positivi sui bocconi sospetti analizzati è intorno al 50 per cento, a fronte di un numero non elevato di segnalazioni: 10 nel 2013, 8 nel 2014, 17 nel 2015, 5 nel 2016 e 8 nel 2017. Una casistica simile, spiegano al servizio veterinario dell’Ulss Pedemontana, a quella dell’Alto Vicentino.
«Nella maggior parte dei casi sono situazioni che trovano una spiegazione precisa - dice il dr. Maurizio Poli, del servizio veterinario dell’Ulss 8 Berica -. Capita, ad esempio, che qualcuno metta delle esche per il controllo dei topi, che poi il cane va a mangiare. Basterebbe più prudenza nell’uso di topicidi per evitare una buona parte dei casi. Oppure possono essere esche destinate alle nutrie che finiscono ingerite da un cane. Spesso, insomma, le cause sono accidentali. A preoccupare sono i casi intenzionali, quando arrivano più segnalazioni dalla stessa zona a distanza di breve tempo».
«La situazione è stabile - dice dal canto suo il dr. Franco Bizzotto, responsabile del dipartimento prevenzione servizi veterinari dell’Ulss 7 Pedemontana -. C’è un po’ di allarme in particolare nelle zone di montagna, ma in città non ci sono particolari emergenze; quelle che nascono sono perlopiù problematiche di vicinato. La situazione generale dunque è sotto controllo». In ogni caso, meglio prevenire. Ad esempio educando il cane a mangiare solo il cibo che gli dà il padrone.

Stefano Tomasoni
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