20 febbraio 2019

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

News

14.06.2013

Il Gruppo Schio in sfilata è un'epopea lunga 90 anni

È l'anno 1937. E il direttivo dell'allora sezione di Schio delle penne sfila  all'adunata nazionale di Firenze. Al seguito anche un'insegna... rosa|
 L'adunata della Val  Leogra a Schio: la sfilata risale al 1956|
 Le penne nere della  Val Leogra sfilano in piazza Alessandro Rossi
È l'anno 1937. E il direttivo dell'allora sezione di Schio delle penne sfila all'adunata nazionale di Firenze. Al seguito anche un'insegna... rosa| L'adunata della Val Leogra a Schio: la sfilata risale al 1956| Le penne nere della Val Leogra sfilano in piazza Alessandro Rossi

È una storia appassionate quella del gruppo delle penne nere di Schio nato esattamente 90 anni fa; così simile a tante altre del Vicentino, eppure così diversa.
Pian delle Fugazze, Ossario del Pasubio, settembre 1923: duecento persone, molte con il cappello d'alpino in testa, altre senza, il tricolore sventola cullato dal vento porta ancora lo stemma dei Savoia. La piccola folla è riunita intorno a don Giuseppe Pietrobon, prete e alpino, che benedice il gagliardetto. Agli alpini piacciono i simboli, e quel nuovo vessillo di stoffa verde, bianco e rosso, da una parte, totalmente verde dall'altra con l'iscrizione “Sezione Ana Schio”, riunisce soprattutto i reduci del battaglione Val Leogra, che proprio a Schio nella caserma Pietro Cella nacque e vide negli anni della Grande Guerra arruolati moltissimi scledensi.
Sono 52 i primi iscritti al gruppo; tre anni dopo, nel 1926, saranno 96. Il primo presidente è il maggiore Igino Suppi, che raccoglie intorno a se gli amici di una vita: Giuseppe Caicchiolo, Emiliano Lucini, Enrico Schiapparelli, Luigi Pietribiasi e tanti altri.
Da allora in avanti la storia degli alpini di Schio e della Val Leogra, segue la storia d'Italia. Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale, e al territorio scledense, ai figli dei protagonisti della Grande Guerra e, in alcuni casi, agli stessi che combatterono sul Pasubio, sul Cimone, sul Grappa e sull'Ortigara, fu chiesto un nuovo tributo. Sempre con il cappello d'alpino in testa, con il fucile '91 in braccio, questa volta combatterono lontani da casa: in Albania, in Jugoslavia, in Grecia, nelle infinite pianure di Russia.
A guerra finita, nel 1945, i pochi che tornarono si chiusero nel silenzio tipico di chi, protagonista di un'immane tragedia, vuole solo voltare pagina e ricominciare.
La sezione di Schio rinacque nel 1948 grazie all'impegno di Valerio Caroti. Furono necessarie due assemblee per ritrovare fiducia e sugellare un nuovo sodalizio: la prima al Teatro Jacquard, centro culturale pulsante di una Schio che tornava a vivere; la seconda all'Albergo Due Spade, dove 70 penne nere sottoscrissero l'atto costitutivo del gruppo. Il primo capogruppo del nuovo corso fu Luigi Capozzo.
Già nel 1956 con il raduno dei reduci del battaglion Val Leogra, gli alpini di Schio rimarcano il loro desiderio di conservare la memoria storica che li ha visti nascere; nel 1966 l'adunata sezionale che chiama a raccolta tutti gli alpini vicentini sotto gli occhi dell'allora ministro della Difesa Roberto Tremelloni e del generale Giovanni De Lorenzo, capo di Stato Maggiore dell'esercito.
Poi, la storia è segnata da importanti tappe: 1978, inaugurazione di una lapide in memoria della prima medaglia d'oro al valor militare all'alpino Pietro Cella, cui già da tempo era dedicata la caserma di Schio; 1980, ristrutturazione a spese proprie dell'ex Ambulatorio Rossi, altrimenti destinato alla demolizione, oggi sede del gruppo; 1987, costituzione della prima squadra di protezione civile: 84 volontari, 3 squadre operative; 1993, ospita un'altra adunata sezionale. Dieci anni dopo, nel 2003, le penne nere scledensi organizzano il 120esimo anniversario della costituzione del battaglio alpini “Val Schio” e, ricevuto il compito dall'amministrazione comunale dell'epoca, ripuliscono il piazzale della caserma Cella, completamente ricoperto da rovi e sterpaglie.
Il 2005 segna un nuovo interesse verso la storia e la montagna proponendo il primo pellegrinaggio nazionale sul Pasubio. Nel settembre del 2011, invece, gli alpini celebrarono i primi 50 anni della costruzione della chiesetta di santa Maria del Pasubio, idea dell'”angelo degli alpini” don Francesco Galloni. Il resto è cronaca di questi giorni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Federico Murzio
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1