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14.06.2013

Cherobin vara un progetto lungo tre anni

Il vessillo sezionale all'adunata di Piacenza con Mirco Negri, Luciano Cherobin e Antonio Munari. FOTO ANA|
 Un'immagine del raduno Triveneto svoltosi nel 2010 a Bassano
Il vessillo sezionale all'adunata di Piacenza con Mirco Negri, Luciano Cherobin e Antonio Munari. FOTO ANA| Un'immagine del raduno Triveneto svoltosi nel 2010 a Bassano

È a capo degli oltre 16 mila alpini della sezione di Vicenza da soli quattro mesi, Luciano Cherobin, ed è già al suo primo banco di prova: il raduno del Triveneto che oggi a Schio entra nel clou. Perché si fa presto a dire “Adunata!”; ma, organizzarla è tutt'altro paio di maniche. Cherobin di professione fa l'architetto e, come lui stesso ammette, da quando è stato eletto presidente degli alpini in studio a Marola lo vedono poco; e, se possibile, a casa sua ancor meno. Cherobin, oggi, prova a spiegarci il perché di tutto questo impegno.
Presidente, partiamo dall'inizio. Che cosa è il raduno Triveneto?
È la manifestazione più importante dell'Ana dopo l'adunata nazionale. E' l'evento che richiama le penne nere di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia; cioè circa il 40% del totale degli iscritti dell'Associazione nazionale alpini.
Perché a Schio?
Perché grazie alla loro storia e al loro presente gli alpini, gli abitanti di Schio e della Val Leogra meritano di essere onorati da un appuntamento entusiasmante come il Triveneto nell'anno del 90esimo anniversario della costituzione del gruppo. La corona di montagne che circonda Schio, luoghi che furono teatro d'immani tragedie e atti di eroismo, è la culla dove nacque quello che oggi è comunemente conosciuto come spirito alpino.
Cosa vuol dire essere alpini oggi?
Significa avere la responsabilità di condividere i propri valori con gli altri. Soprattutto vuol dire declinare i nostri principi in atti concreti di solidarietà e supporto a chi è in difficoltà. In altre parole, essere protagonisti positivi della comunità.
In attesa della sfilata conclusiva di domenica, oggi iniziano i primi eventi: concerti, mostre, cerimonie commemorative.
Lavoriamo da un anno e mezzo in collaborazione con tutti gli enti istituzionali per poter garantire tre giorni di festa alle circa 50mila persone che in questi giorni interverranno alla kermesse. Abbiamo puntato molto sull'accoglienza, sull'ospitalità e sulla naturale propensione delle penne nere di saper coinvolgere chiunque nelle loro attività. Compresi, naturalmente, i cittadini di Schio.
Un bello sforzo, soprattutto per la città.
Sono convinto che per il territorio ospitare un evento di tale portata sia un'importante vetrina per esprimersi e farsi conoscere. Non solo sotto la lente dell'immagine turistica, ma anche economica. Gli appuntamenti dell'Associazione nazionale alpini creano solo nell'immediato un ritorno di circa il 30% degli investimenti.
Il Triveneto è la prova generale per l'Adunata nazionale del 2016 a Vicenza?
Sono stati mossi i primi passi ma, più che prova generale, il Triveneto è l'inizio di un cammino che durerà tre anni e porterà le penne nere a essere protagonisti nella società più di quanto non lo siano stati finora. Il tutto sottolineando i caratteri primari della vicentinità: fantasia, caparbietà, solidarietà.
Quali sono le condizioni per aggiudicarsi l'Adunata nazionale?
Bisogna lavorare sulla logistica della città che deve essere pronta a reggere l'urto di 300mila persone. Fondamentale è raggiungere la sostenibilità finanziaria di un progetto che deve poter contare sull'adesione formale e sostanziale di tutte le categorie economiche. Solo allora potremmo cominciare a dettare il passo per un evento che può davvero aiutare il territorio. In caso contrario, saremo i primi a fare un passo indietro.
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Federico Murzio
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