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14.06.2013

A cent'anni non rinuncia alla sfilata

Cristiano Dal Pozzo è l'immancabile protagonista delle adunate. A.G.
Cristiano Dal Pozzo è l'immancabile protagonista delle adunate. A.G.

Il 2 dicembre prossimo compirà cent'anni. Domenica sfilerà all'Adunata alpina del Triveneto, così come ha sfilato nelle ultime adunate nazionali, sempre acclamatissimo dal pubblico. Quello dell'alpino Cristiano Dal Pozzo di Rotzo è uno spirito tutt'altro che piegato dall'età. Non intende mollare nell'ultimo tratto che lo separa dal secolo: «Spero di non dovermene andare proprio ora, a pochi mesi dai cent'anni». In tanti passano a salutarlo a di Castelletto, ora che la stagione si apre, la sua casa è un viavai di persone che vengono qui come in “pellegrinaggio” a omaggiare uno degli ultimi grandi vecchi di guerra. Vengono per stringergli la mano o per portargli dei fiori. Gli hanno regalato un suo ritratto, che ha appeso al muro della cucina. «Vivo qua da solo, ma in realtà gò sempre zente par casa», spiega Dal Pozzo, che si fa da mangiare da solo ed è schivo nel ricevere aiuti da una badante che lo va a trovare tre volte la settimana. Libero lo è sempre stato, e ricorda questa sua libertà come un dono sofferto, dopo due anni durissimi in un campo di prigionia tedesco nei pressi di Linz (Austria), dopo l'8 settembre del'43. Oggi riceverà a Vicenza, dalle mani del prefetto Melchiorre Fallica, la medaglia d'onore riservata a militari e civili internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra.
«Là ho sofferto la fame, coi peoci che i me magnava vivo - ricorda l'anziano -, al punto da essere pelle e ossa, con la sola certezza che da lì non sarei uscito vivo. S.Antonio però gà vosudo invese che salvassi la pellaccia». Dal Pozzo era reduce dalla campagna d'Etiopia del '35-'36, arruolatosi volontario per fervor di Patria e per fame: «Invece, tornammo più poveri e delusi di quando eravamo partiti».
Cristiano Dal Pozzo è protagonista ad ogni adunata nazionale alpina. È accaduto a Piacenza, come pure a Bolzano, Latina, Bassano, Asiago, quando a pochi metri dal palco, accompagnato da un drappello di fedelissimi sostenitori, ha abbandonato la sedia a rotelle e ha percorso, sostenuto dai bastoni, la distanza che lo separava dalle autorità. È come l'ultimo strappo di un ciclista prima del traguardo, condiviso dal pubblico come un trionfo: «Ze parchè i me voe ben! Ogni volta zé na grande sodisfazion vedere che generai e ministri vien saludarme».
Sulla sua divisa lisa dal tempo spicca la croce di guerra al valore militare, e ora anche la medaglia d'onore. Ma la medaglia a lui più cara resta quella del rettore della Basilica di S.Antonio a Padova, che gli ricorda il voto che fece oltre 70 anni fa, promettendo di andare ogni anno in pellegrinaggio il giorno del suo compleanno: «Gavevo promesso al Santo durante ea guera, che se el me gavese iutà a tornar casa saria n'da ogni ano a ringrasiarlo. E così go fato fin a cento ani!». Dal Pozzo ha un calendario fitto di appuntamenti. La sua divisa col cappello usato in Abissinia è sempre pronta sull'attaccapanni in cucina. Sfilerà anche domenica a Schio. E per uno che ha perso una guerra, è stato prigioniero, e oggi si ritrova ad un passo dal secolo di vita, è già una vittoria più che onorevole.

Antonio Gregolin
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