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08.07.2010

Agenzie interinali: 1 su 3 chiude

Un’agenzia interinale su tre ha chiuso i battenti nell’arco di un anno lasciando spazio alle finanziarie
Un’agenzia interinale su tre ha chiuso i battenti nell’arco di un anno lasciando spazio alle finanziarie

Là dove c'erano le agenzie interinali ora... ci sono sportelli di finanziarie. Non è il refrain della canzone di Adriano Celentano, ma il concetto rende.
Molte hanno chiuso i battenti, in media 1 su 3. Altre hanno ridimensionato le filiali, altre ancora si stanno specializzando più sulla formazione che sulla ricerca di un posto di lavoro quanto mai complesso e difficile in un periodo di crisi, dove le ore di cassa integrazione si stanno esaurendo.
E, fatto ancora più emblematico, al posto delle agenzie interinali che a Vicenza - soprattutto nel triangolo di vie comprese tra corso S.Felice e Fortunato, viale Milano e strade limitrofe - si contavano a decine, ora ci sono finanziarie che concedono prestiti e mutui.
È un segno dei tempi: la gente non trova lavoro , ma i soldi servono, per cui ci si indebita anche solo per pagare l'affitto di casa e molte associazioni di consumatori in questi anni ci hanno detto con quali tassi per la restituzione.
La scure sulle agenzie interinali è caduta a metà del 2008, semestre in cui la recessione, il calo degli ordini, della produzione e la conseguente estromissione dal mercato di lavoro di migliaia e migliaia di dipendenti hano cominciato a farsi sentire in maniera pesante.
Secondo la Cgil solo a Vicenza si è registrato un calo di attività del 37 per cento. Molti sportelli sono stati chiusi, ridimensionati, oppure hanno cercato strade alternative tenendo la barra a dritta di fronte ad una crisi ormai globale. Del resto che cosa si vuole somministrare se manca la materia prima?
Per capire l'utilità delle agenzie interinali bisogna tornare un po' indietro «fino all'approvazione della legge del ministro Tiziano Treu che le aveva introdotte - ci spiegano da Veneto Lavoro - e poi alla legge 30 che le aveva inglobate come punto di raccolta tra domanda e offerta».
In sostanza, diventavano un punto di riferimento per chi cercava un'occupazione e per chi la offriva. Anche per tempi brevi. Questo permetteva alle imprese un ricambio notevole della forza lavoro e ai dipendenti dava quella flessibilità di cui proprio in quegli anni si è cominciato a parlare. Addio al posto fisso e occupazioni a scacchiera. Di semestre in semestre. Da un'azienda all'altra, fintantoché qualcuno riusciva ad avere un contratto a tempo indeterminato. Senza dimenticare che nel Vicentino c'erano migliaia di immigrati: anche loro bussavano agli sportelli "interinali" per poter pensare ad un futuro nel nostro Paese.
Insomma, se all'inizio del Duemila funzionavano, poi con la crisi si sono dovute ridimensionare. E fortemente. In tutto il Vicentino erano una sessantina, ora come si diceva all'inizio almeno 1 su 3 ha chiuso i battenti.
E adesso come vanno avanti? «Sul mercato si trova pochissimo - spiega Lia Colpo della Cgil - magari qualche operaio super specializzato in settori che hanno bisogno di formazione o conoscenza. Le prime ad essere danneggiate sono state le donne, poi segue la generazione dei quarantacinquenni che, estromessi da fabbriche o da piccole aziende, non riescono ancora a rientrare in un mercato che chiede professionalità alternative». E allora ? «Diciamo che molte agenzie hanno chiuso filiali, hanno ridimensionato l'organizzazione interna fornendo altri servizi - prosegue la sindacalista - C'è stato un grosso lavoro programmato anche con i sindacati e, con agenzie di un certo spessore come Adecco, sono stati proposti o organizzati corsi e formazione permanente».
Segnali di ripresa?
«Leggeri - sottolinea Colpo - Si misurano sul 2% di inserimenti in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma la strada davanti è ancora lunga e, soprattutto, tortuosa. Anche perché se rientrano i cosiddetti lavoratori a progetto vengono utilizzati per un periodo limitato e poi vengono abbandonati senza alcun paracadute. In sostanza senza ammortizzatori sociali . E questo crea non pochi problemi ».

Chiara Roverotto
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